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L'INTERVISTAMarco Consoli«Pepe Mujica è l'ultimo grande eroe. In un mondo di Presidenti corrotti e sistemi che non funzionano, il suo esperimento è l'unico che ha avuto successo nel ventesimo secolo, riuscendo a creare una società equa e in salute». Emir Kusturica, 65 anni, regista di capolavori come "Papà... è in viaggio d'affari", "Underground" e "Gatto Nero, Gatto Bianco" ma anche di un film su Maradona, parla così dell'ex presidente dell'Uruguay, cui ha dedicato il suo documentario "Pepe Mujica - Una vita suprema", ora in prima tv su Sky Arte domani e poi disponibile su Now Tv, dopo essere stato presentato al festival di Venezia. «Neanche a Cuba, dove la gente è molto povera, sono riusciti a realizzare il miracolo di Pepe - dice Kusturica - cioè creare un compromesso tra le idee socialiste e il capitalismo».Com' è nato il documentario?«Sono stato contattato da Pepe e da sua moglie Lucia Topolansky (attivista, senatrice, ed ex compagna di lotta contro la dittatura militare, ndr) che avevano visto i miei film e mi hanno chiesto di girarne uno su di loro. Siamo entrati subito in sintonia e dopo un po' ho capito che dovevo celebrare l'ultimo giorno in carica di Pepe (il 1° marzo 2015, ndr) quando è apparso davanti a 200 mila persone pronte a rimpiangerlo. Questo film racconta di una storia d'amore».In che senso?«Quella tra i cittadini e un presidente che è diventato un esempio vivente di ciò che professava, con la sua vita umile. Ma anche quella tra lui e Lucia, che lo ha aspettato durante la carcerazione di 12 anni cui è stato costretto dalla dittatura militare. Un amore che dimostra come intimità e impegno sociale possano coesistere e in cui ciascuno ha ispirato l'altro con le proprie idee».Idee che in Uruguay funzionano, ma altrove hanno miseramente fallito...«Pepe mi ha raccontato di aver detto a Maduro che la nazionalizzazione delle aziende non è sufficiente se non trovi delle persone competenti per farle funzionare. Questo è il suo grande merito: aver capito che il socialismo per essere applicato non ha bisogno solo di principi, ma di persone capaci. Maduro ha fallito, ma è anche vero che i suoi errori trovano radici nella pressione che gli Usa esercitano per disfarsi dei comunisti e portare tutti gli uomini di sinistra dalla loro parte. Il problema è che oggi gli Stati Uniti e la Cia hanno riportato l'America Latina ai livelli degli Anni 80. Lavorando dall'interno, senza interventi armati, hanno influenzato la politica di quei Paesi: in Brasile hanno messo il più popolare sindacalista in prigione e in Ecuador c'è un traditore chiamato Lenin Moreno che è riuscito a espellere Julian Assange dall'Ambasciata del suo Paese e a consegnarlo ai suoi amici. In Cile la sinistra è controllata dagli americani e l'Argentina ha accettato le cure del Fondo Monetario Internazionale, l'errore peggiore possibile da fare per un Paese in crisi. L'esperimento di Pepe ha superato tutto questo, anche perché l'Uruguay è un Paese piccolo».Un personaggio come Pepe Mujica potrebbe mai avere fortuna in Europa?«Impossibile perché l'Europa è in mano alle multinazionali che preferiscono al potere presidenti corrotti che permettono loro di fare il bello e il cattivo tempo. Impera la correttezza politica che, per dirla pensando all'Unione Sovietica, equivale all'autocensura. Nessuno fa domande scomode, perché le risposte sarebbero imbarazzanti. Quando si parla di crisi dei migranti non si va mai a vedere chi sono i veri responsabili, e cioè i capitalisti che hanno innescato guerre in Libia, Siria, Afghanistan, Iraq per profitto».C'è spazio al cinema per eroi scomodi come Mujica?«Sempre meno perché Hollywood ha globalizzato supereroi che nonostante siano perfetti idioti funzionano perché la confezione dei film è accattivante. Un'idea di cinema disimpegnato nata negli Anni 40 e durata fino ai 70, quando il cinema americano ha iniziato a raccontare l'orrore del Vietnam. Ma non sono pessimista, perché prima o poi nascerà una generazione di autori ribelli che prenderanno a pedate nel sedere il sistema».-- © RIPRODUZIONE RISERVATA