Serrande chiuse parlano ai clienti Giù anche quella dell'Aquila Nera

Andrea Scutellàivrea. «È crollata anche l'ultima certezza». Antonietta Cuomo ci mostra con un sorriso amaro il meme creato dalla pagina Facebook Carnevale d'Ivrea, che in città ha circolato di telefonino in telefonino: «A Ivrea ci sono solo due certezze, che arriva sempre il Carnevale e che Tony Cuomo all'Aquila Nera è sempre aperto». Dopo la storica manifestazione, anche il ristorante aperto tutti i giorni, da pranzo fino a tarda sera, chiude i battenti fino a data destinarsi. «Lo faccio per senso di responsabilità - spiega Tony Cuomo -, visto anche il ruolo che ricopro come consigliere comunale. È un esempio che vogliamo dare alla città, anche se è dura. Spiace soprattutto per i 26 dipendenti, per cui abbiamo già chiesto la cassa integrazione. Resterà aperto soltanto l'albergo». code e mascherineE così la chiusura dell'Aquila Nera dopo il secondo Carnevale cancellato in corsa, a sessant'anni dalla morte di Adriano Olivetti, diventa il segno dello stravolgimento della vita quotidiana a Ivrea. Iniziato già, in qualche modo, lunedì mattina: una giornata irreale. Alla farmacia in corso Massimo d'Azeglio si entrava già in quattro per volta. La fila all'esterno si notava dalla strada. E le code sono il vero filo conduttore della mattinata: alla posta di piazza Freguglia e all'Intesa San Paolo Balla entrano solo i clienti che possono essere ricevuti dagli addetti agli sportelli. Non c'è nessuno seduto in attesa e nessuno che vaghi nei corridoi. Alla farmacia in via Circonvallazione campeggiava già una lavagna bianca all'esterno con un grande cartello con una scritta: «Mascherine e gel per le mani esauriti» (l'ultima parola era sottolineata due volte). All'interno i clienti rispettano ossequiosamente la distanza di sicurezza. distanze di sicurezzaA poche centinaia di metri, al Carrefour express, comparivano i segni con lo scotch a terra vicino alle casse. Un accorgimento adottato al vicino Lidl. All'interno del supermercato del colosso francese volte viene dato l'annuncio di mantenere le distanze di sicurezza, la stessa cassiera invita spesso i clienti a non accalcarsi. In un altro supermercato di una grande catena due dipendenti parlottavano tra di loro. «Ma siamo sicuri che per mille euro al mese vogliamo restare qui a rischiare?», chiedeva uno all'altro, mentre il collega annuiva dandogli manforte. i messaggi dei negozi In serata, arriva la notizia dell'estensione della zona arancione a tutta Italia. Così il martedì mattina basta avventurarsi in via Palestro per vedere i primi bar chiusi. Non è solo Tony Cuomo a propendere per la serrata. Le serrande dei commercianti eporediesi parlano. Così come le bacheche Facebook. Ognuno lascia il suo messaggio personalizzato. Il Caffè canavesano scrive sulla vetrina: «Responsabilmente, per il bene di tutti, saremo chiusi». Si salta di vetrina in vetrina, tra chi sceglie l'apertura e chi la chiusura e chi, fornendo un servizio essenziale, resiste e presidia il territorio. Laura Vanore, la parrucchiera di via Arduino, dice ai suoi clienti: «Vista la criticità della situazione mi vedo costretta a chiudere il negozio per qualche giorno. Mi scuso per il disagio arrecato, ma mi sembra una scelta responsabile per la mia e la vostra salute». Più istituzionale è il messaggio sulla vetrata dell'Inps di piazza Lamarmora che avvisa tutti che «a tutela della salute pubblica, gli sportelli resteranno chiusi fino al 3 aprile». Il fast food indigeno Ocio, aperto fino a lunedì sera, sceglie Facebook per la comunicazione: «Vista la difficoltà a garantire le disposizioni di sicurezza sanitaria in considerazione della tipologia e delle dimensioni del locale, da martedì 10 marzo rimarremo temporaneamente chiusi al fine di una nuova ed eventuale diversa organizzazione del servizio. Ci vediamo fra qualche giorno, restiamo a casa». il tempo in piùSceglie la chiusura anche la Locanda della Contea di Montalenghe, in cui sabato sera si respirava un'atmosfera irreale. All'ora di cena era praticamente deserta, nonostante rispettasse tutte le norme sanitarie: dai disinfettanti fino alla distanza di sicurezza. Già da domenica, però, il locale più tolkeniano dei dintorni aveva comunicato ai suoi clienti la volontà di tirare giù la serranda, ma di non abbandonarli. «Vi scriveremo spesso - hanno spiegato sul loro profilo Facebook - perché quando non si può avere un "contatto" si può comunque condividere del tempo. Quello che vedete in foto è il nostro "Vaso della felicità". Da stasera (e fino a nuove direttive regionali) ci metteremo dentro un pensiero felice di qualcosa accaduto durante la giornata, qualcosa su cui ci siamo soffermati grazie a questo "tempo in più". Il pensiero che abbiamo scritto nel foglietto di oggi riguarda l'aver trovato un vostro messaggio su un tavolo durante la pulizia della locanda di stamattina. C'era scritto "siete la nostra ultima casa accogliente" (che per chi conosce Tolkien è un qualcosa di prezioso). Questo pensiero rappresenta una grande fetta del nostro sogno. I momenti duri passano, ma a restare e a darci energia sono questi ricordi, quindi grazie». --