Prescrizione, i 5S non mollano Si profila l'asse tra Pd e Lega

il retroscenaSi sono guardati negli occhi per due ore. Di nuovo tutti insieme appassionatamente a palazzo Chigi, a parlare di giustizia e soprattutto di prescrizione. Le cronache riferiscono che al vertice con il presidente del Consiglio e il ministro Alfonso Bonafede sono arrivati in 12, e forse il conto è sbagliato per difetto. Il mattatore, però, era uno solo: Giuseppe Conte. Atteso al varco dal versante di sinistra della coalizione giallo-rossa per sentire qual era la sua proposta per uscire dallo stallo, Conte li ha delusi. Sarà la crisi internazionale. Saranno i venti di guerra che spirano nel Mediterraneo. In sostanza il premier ha preso tempo e le posizioni sono rimaste lontane. Ma così facendo, è stato chiaro ai partecipanti che il governo si tira fuori dalla partita. Una proposta di mediazione del premier non c'è, insomma. La parola va allora al Parlamento. E forse è proprio questo lo sbocco in cui tutti speravano: se il governo non c'entra, il governo non rischia. Walter Verini, che ieri parlava a nome del Pd, l'ha detto subito: «Il futuro del governo non dipende dalla riunione». Il Pd ha già preparato la sua strategia alternativa: già oggi, accelerando tutti i tempi regolamentari, la loro proposta di «controriforma» della prescrizione approderà alla commissione Giustizia di Montecitorio. Qui sarà abbinata alla proposta esistente di Enrico Costa, Forza Italia, e a un'altra similare di LeU. Nei conciliaboli di ieri tra Alfredo Bazoli, Pd, e Costa, nessuno escludeva che alla fine tutti i «nemici» della Bonafede convergano sulla proposta del Pd, renziani compresi. «Quella del Pd è una buona ipotesi di mediazione», si limitava a dire Gennaro Migliore, Italia Viva. «A me - ragiona Costa - innanzitutto interessa mettere fine a questo obbrobrio giuridico». Pur con qualche dubbio sulle scelte della Lega, che non ha ancora esaminato il testo dei dem, si profila una maggioranza trasversale che isolerebbe totalmente i grillini. A difendere la tesi grillina dello stop alla prescrizione dopo il primo grado, resta solo l'associazione nazionale magistrati e nemmeno tutta perché i vertici sottolineano che da solo il blocco non può funzionare; è indispensabile accompagnarlo con una profonda riforma che incentivi i riti alternativi e disincentivi il ricorso di massa al dibattimento. Ci sarà uno strappo simile in Parlamento? In fondo, a parti rovesciate, è quel che successe l'estate scorsa sulla Tav, con i grillini da soli contro tutti, e decisi a uscirne sconfitti, ma a non recedere. Leghisti e dem quella volta votarono assieme. Il governo traballò, ma non cadde. Almeno non subito. Spiega allora un esponente autorevole del Pd come Bazoli, capogruppo in commissione Giustizia: «Io questo incaponimento di Bonafede davvero non lo capisco. Non ha nulla di politico. Basterebbe molto poco per trovare le soluzioni agli effetti indesiderati della "sua" riforma sulla prescrizione, ma è come se cercasse lui per primo la gloriosa sconfitta». --FRA. GRI. © RIPRODUZIONE RISERVATA