Sbarchi di migranti dimezzati Crescono gli italiani espatriati

Francesco Grignettiroma. Si avvicina la fine dell'anno ed è tempo di bilanci. In materia di migranti, il ministero dell'Interno registra un dimezzamento negli sbarchi rispetto al 2018: sono arrivati in 11.439 (al 24 dicembre), erano stati 23.210 del 2018. Ma erano stati addirittura 118.914 nel 2017. Il crollo, insomma, è nei numeri. Rispetto a due anni fa, è -90%. Il trend lo certifica anche l'Istat: il calo degli immigrati provenienti dal continente africano nel 2018 è pari a -17%. In compenso aumentano gli italiani che si trasferiscono all'estero: nel 2018 le cancellazioni anagrafiche per l'estero sono state 157 mila. Di queste partenze, 117 mila sono italiani che se ne vanno. Gli altri sono migranti che tornano a casa o vanno a cercare fortuna altrove. In complesso, dice l'Istat, sono stati 816 mila gli italiani che si sono trasferiti all'estero negli ultimi dieci anni. Quasi tre su quattro hanno circa 25 anni e vantano un livello di istruzione medio-alto. Un'emergenza anche questa, la fuga dei giovani cervelli italiani, più grave di ogni altra. La partita doppia dell'emigrazione è complessa, insomma. A più sfaccettature. Ma Matteo Salvini non lascia passare giornata senza polemizzare con l'attuale ministra Luciana Lamorgese che lo ha sostituito al Viminale. «Anche a dicembre - diceva qualche giorno fa - gli sbarchi aumentano rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Da settembre, hanno raggiunto l'Italia 6.249 persone. Negli otto mesi precedenti, con la Lega al governo e condizioni meteo più favorevoli per le partenze, gli arrivi erano stati 4.976. È il governo sbarchi, tasse e manette, che però esulta per i circa 400 ricollocamenti all'estero».È indubitabile che nel passaggio dalla maggioranza giallo-verde a quella giallo-rossa, il trend si sia invertito. Finita la guerra frontale alle Ong e ai partner europei, con Luciana Lamorgese si è passati a una gestione dialogante. Perciò la ministra ha accettato con più facilità (neanche troppa, a sentire l'ala sinistra della coalizione) gli ingressi nei porti italiani delle navi umanitarie, ma previo accordo per una reale redistribuzione in Europa. Siccome questa è la ministra che a Malta ha siglato una bozza di accordo con Francia e Germania per una redistribuzione automatica, con impegno a farli entro quattro settimane, ecco che il risultato più importante non è tanto il calo degli sbarchi quanto la crescita delle partenze. Ovvero quei 400 ricollocamenti all'estero che indispettiscono Salvini. Prima di Natale, ad esempio, è partito da Roma un volo diretto in Germania con 132 richiedenti asilo già accettati da Berlino. Un altro è partito per Parigi il 18 dicembre con 64 richiedenti asilo a bordo. In sostanza, sono stati 392 i migranti redistribuiti in Europa da settembre. «Si tratta - fa sapere il ministero dell'Interno - di un concreto risultato legato alla più fattiva solidarietà europea, consolidata anche per effetto del pre-accordo de La Valletta: 98 trasferiti al mese rispetto alla media di 11 nei precedenti otto mesi del 2019».Stabile anche il numero dei rimpatri forzosi: sono stati 6.986 al 15 dicembre 2019, erano 6.820 al 23 dicembre 2018. Mantengono il ritmo soprattutto i rimpatri verso la Tunisia, uno dei quattro Stati che ha firmato un accordo con l'Italia per riprendersi i clandestini. Non è un caso che i tunisini siano la nazionalità più presente tra tutti quelli che sbarcano: quasi 1 su 4 su quelli che arrivano via mare in Italia ha il passaporto tunisino. Il perché è noto: un Paese di giovani con una disoccupazione devastante e poche prospettive di miglioramento economico. E allora, se si è quasi chiusa la rotta libica, dove peraltro infuria una guerra civile a bassa intensità e permane il rischio di escalation, funziona egregiamente la rotta tunisina, quella dei barchini veloci che arrivano autonomamente a Lampedusa oppure in Sicilia. Parte di essi sono sbarchi regolarmente registrati, molti altri sono fantasma e sfuggono ai radar. --© RIPRODUZIONE RISERVATA