Tensostruttura, approvate nuove regole per l'utilizzo
VISCHE La storia aveva diviso Vische, tra chi parteggiava per il giovane figlio del vigile urbano di allora e chi invece sosteneva i due anziani aggrediti dal ragazzo. Finalmente due gradi di giudizio hanno determinato chi quel fatidico giorno aveva torto e chi ragione. Stiamo parlando del 16 aprile del 2007 quando in una strada di Vische, Vittorino Acotto, all'epoca 25enne, era rimasto coinvolto in una lite con Ercole Savoia, 60 anni allora, e Franco Thione, 61. Il processo, in appello, si è concluso e il giudice ha ribadito la condanna emessa dal tribunale di Ivrea, ovvero di una sanzione pari a mille euro a carico di Acotto, ritenuto quindi lui il solo aggressore, con un riconoscimento di un indennizzo di 900 euro alle parti offese (ovvero Thione e Savoia, compresa la madre del Thione insultata dal giovane) e il pagamento delle spese processuali e legali delle vittime. I due sessantenni i co-imputati dell'Acotto sono stati assolti. Il ragazzo, difeso dall'avvocato Pierfranco Sado, era accusato di lesioni personali, ingiurie e minacce, mentre Savoia e Thione, difesi dall'avvocato Lorenzo Bianco, erano accusati di lesioni personali, ingiurie e solo il Thione di danneggiamento. Ma veniamo ai fatti. Quel mattino Acotto a bordo della sua auto percorreva via Candia a Vische. Aveva appena sorpassato un camion fermo al bordo della strada, quando Thione in bicicletta redarguiva l'Acotto invitandolo ad andare più piano. Uno sgarbo, come può averlo interpretato il ragazzo, tanto che aveva fermato la marcia per scendere ed andare a parlare il sessantenne. Appena a contatto, come raccontato dal Thione, Acotto colpiva con un calcio la bici mandando a terra il 61enne. Gettato a terra, secondo l'accusa, il 25enne (che oggi ha 32 anni) aveva continuato a inveire e minacciare l'uomo, dicendogli che se lo avesse rivisto in giro lo avrebbe tirato sotto. Assistendo a questa scena, l'amico di Thione, Ercole Savoia eracorso in suo aiuto. Ma a quanto pare ce n'era anche per il soccorritore. Acotto, infatti, si sarebbe diretto verso la propria auto prendendo una chiave a pipa e colpendo Savoia a un braccio. Sul posto intanto era accorso mezzo paese, tra i quali l'anziana madre del Thione, Maria Rezza, alla quale l'Acotto non avrebbe risparmiato insulti e minacce, dando a lei e alla sua famiglia degli "sporchi comunisti" e minacciandoli di bruciarle la casa. Solo l'intervento di altre persone, del padre del ragazzo, l'allora vigile urbano del paese Ambrogio Acotto, e infine dei carabinieri, metteva fine all'aggressione. A quel punto scattavano reciproche querele. Da un lato Thione e Savoia perché entrambi feriti (il primo per la caduta sette giorni di prognosi ed il secondo per il colpo di chiave al braccio dieci giorni). Dall'altro Acotto che lamentava anche lui lesioni per sette giorni di prognosi perché il Savoia e il Thione lo avrebbero afferrato al collo e per il lunotto posteriore dell'auto in frantumi, secondo il giovane rotto dal Thione con un pugno, per quest'ultimo invece fracassato dallo stesso Acotto in un gesto di rabbia. Valerio Grosso