Tar premia i ribelli di borgata Quassasco

di Mauro Giubellini wVALPERGA Il Tar ha dato ragione ai ribelli di borgata Quassasco: il trattore a pois, diventato simbolo della battaglia dei residenti della località "dimenticata" dall'amministrazione (che lo voleva rimuovere a tutti i costi) resterà al suo posto. Si è conclusa la sfida a colpi di carta bollata avente per oggetto il coreografico mezzo parcheggiato in un appezzamento accanto all'ex statale 460, l'arteria più trafficata del Canavese. Un'ordinanza datata 2008 intimò al suo proprietario di spostarlo. Lui s'oppose. Ne nacque una interminabile vicenda giudiziaria arrivata al Tar del Piemonte che - dopo quasi sei anni - si è espresso sulla vicenda dando ragione all'agricoltore. Il mezzo, un Fiat Om 35/40, un modello degli anni'50, è una vera opera d'arte (bianco, a pois coloratissimi). Era stato lasciato lì (e lì è rimasto) con uno scopo ben preciso e, se vogliamo, provocatorio. Ricordare al sindaco di allora, Davide Brunasso, che quella parte di territorio da lui amministrato è come non esistesse. Lo aveva spiegato, Giuseppe Cavalot, 64 anni, un battagliero imprenditore agricolo: «L'ho posteggiato dove vivono alcune famiglie. Ma quella borgata nella cartografia di Valperga è come non esistesse». La località si chiama Quassasco. Secondo alcune voci di paese le frizioni tra l'amministrazione e i residenti nacquero per ragioni politiche: la borgata appoggiò una lista diversa alle elezioni. Una teoria tutta da dimostrare. Per chi viaggia sulla 460 in direzione Rivarolo Cuorgnè, la borgata ribelle è individuabile grazie ad un cartello posto sulla destra dell'ex statale. Fin qui, tutto bene. C'è una frazione, un cartello che la indica, poche possibilità di incorrere in errori per chi la cercasse. Ma dall'altra parte della strada, località Quassasco diventa via Quassasco, una stradina sterrata che scompare dalle mappe cartografiche. «Per dirne una - confidava ai tempi Cavalot -, chi ha l'impianto satellitare sulla macchina, quando arriva a Valperga e vuole raggiungere via Quassasco, viene guidato attraverso via Peradotto sino alla 460, ma una volta giunto in località San Martino l'apparecchio impazzisce, nel senso che ti dice "vai avanti", e poi "torna indietro", e poi di nuovo "vai avanti", una sorta di giro dell'oca che produce come unico risultato quello di farti dare i numeri». Ed allora, ecco l'idea. «Noi, cittadini di Valperga, regolarmente iscritti all'anagrafe del Comune, contribuenti ligi e puntuali, non possiamo, solo perchè abitiamo in una zona periferica del paese, non avere una visibilità anche minima? Via Quassasco c'è, ma nessuno sa dove si trova? Aiutiamolo. Come? Dandogli un punto di riferimento: il trattore» ha pensato Cavalot. Detto fatto.E creò un'opera d'arte posta accanto ad una cabina Enel su un terreno dall'incerta proprietà. Poi, per la necessità di allargare la strada. A Cavalot fu stato chiesto di spostare il mezzo. «L'ho trasferito una decina di metri più sotto, in un mio terreno - spiega -, ma visto che il livello era particolarmente basso e il trattore rischiava di perdere la sua visibilità, ho fatto portare tre camion di materiale per rialzare l'appezzamento. Qualcuno, però, si è lamentato e dal Comune mi hanno ordinato di rimuovere il materiale appena scaricato». Cavalot non si è perso d'animo. Non l'aveva fatto quando gli avevano intimato di rigommare il trattore perchè senza ruote poteva essere considerato un rifiuto inquinante. Ormai era guerra aperta. Ha dapprima rimosso il materiale; poi ha acquistato un rimorchio, realizzato un telaio, e la mattina del 25 aprile 2009 il trattore a pois, trionfante, è ricomparso proprio in prossimità di via Quassasco. Con tanto di bandiera italiana issata sul muso del mezzo. Oggi la sentenza. Con il documento, intitolato «Rimozione di rimorchio con sopra un piccolo trattore in area pubblica con attraversamento di area di interesse archeologico», l'ex sindaco Brunasso ne ordinava la rimozione immediata del mezzo. Secondo i giudici «il ricorrente aveva provvisoriamente parcheggiato, in uno spazio comunale al lato della via, separato dalla vicina ferrovia da un'altra strada e da una recinzione di cemento, il rimorchio rimasto bloccato nel fango». Lo aveva lasciato lì «per il tempo strettamente necessario a reperire una motrice più potente in grado di trascinarlo via dal pantano in cui era finito». Questa situazione, sottolineano i magistrati «non presenta, in verità, i requisiti di pericolo per l'incolumità pubblica o per la sicurezza urbana prescritti dalla legge per l'emissione di un'ordinanza sindacale contingibile ed urgente». È proprio questa la critica sollevata da Cavalot e dal suo avvocato, Claudio D'Alessandro: il sindaco avrebbe potuto prendere questo tipo di decisione solo in caso di urgenza per l'ordine e la sicurezza pubblica e questo non era il caso. Ai giudici è bastato solo questo ragionamento per dare ragione a Cavalot che così, dopo sei anni, può almeno portare a casa una vittoria contro la burocrazia. (Ha collaborato Andrea Giambartolomei)