Formaggi dop in vendita ma era frode alimentare
RIVAROLO Formaggi sardi dop a Rivarolo, ma era tutta una bufala. Sono stati condannati a 6 mesi e 15 giorni di reclusione (pena sospesa) due cittadini di Ossi, in provincia di Sassari, per aver venduto formaggi e prodotti tipici sardi spacciandoli per doc e dop, senza però ne fosse certificata la provenienza ed autenticità. Imputati nel procedimento, tenutosi lunedì mattina, ad Ivrea, davanti al giudice Ombretta Vanini, Silvio Dore, 43 anni, e Rita Viktoria Szasi, 42 anni, di origini ungheresi, difesi d'ufficio dall'avvocato Alessandro Raucci, ed accusati del reato di frode nell'esercizio del commercio. I fatti dibattuti in aula risalgono all'8 dicembre di cinque anni fa, giorno dell'Immacolata. Siamo in pieno periodo prenatalizio ed all'interno di un noto centro commerciale di Rivarolo i due imputati hanno allestito un colorato e ricco banco di prodotti tipici sardi, tra cui, in bella vista, spuntano anche tante forme di formaggio di cui la Sardegna è rinomata per la produzione. Insomma, una grande attrattiva per il folto pubblico che in quei giorni si reca nell'ipermercato con annessa galleria commerciale. Per i due operatori si prospettano buoni affari (la tipologia della merce non è facilmente rintracciabile visto che si presume arrivi da una filiera esclusiva), ma per loro sfortuna quel giorno al centro commerciale vi erano anche ispettori dell'Asl/To4 che stanno effettuando dei controlli. La merce esposta, come detto, viene presentata come dop e doc, denominazioni che ne certifica filiera e qualità, dunque, mentre sulle forme di formaggio non vi è alcuna certificazione. Gli ispettori la controllano con scrupolo, raccolgono informazioni, annotano e poi, prima della fine della giornata, procedono con il sequestro. Non è finita lì, naturalmente. Si indaga a fondo, fino a risalire al magazzino di Torino dove i due commercianti hanno stipato il grosso della merce. In un garage vengono, dunque, rinvenute centinaia di forme di formaggio di ogni tipo, tutte prive delle caratteristiche necessarie destinate a comprovarne la tracciabilità. A quel punto, nei confronti di Dore e Szasi scatta la denuncia, mentre la produzione casearia, dopo il sequestro, verrà distrutta. Rischi per la salute del consumatore non ce ne sarebbero stati. Avrebbe solo mangiato qualcos'altro rispetto a quello che credeva di portare in tavola. Valerio Grosso