Quirinale, cresce la fronda in Pd e Fi
di Maria Berlinguer wROMA «Elezione impossibile senza Forza Italia». Debora Serracchiani, vicesegretaria del Pd, corregge Matteo Renzi che a proposito della scelta del nuovo presidente della Repubblica aveva intimato a Silvio Berlusconi di non porre veti, altrimenti il nuovo capo delle Stato «lo eleggiamo da soli». Ma la partita del Colle sembra complicarsi di ora in ora. Regge il patto del Nazareno ma cresce la fronda interna sia nel Pd che in Fi. Matteo Renzi non svela nulla sull'identikit che immagina per la successione di Giorgio Napolitano. E non lo farà neanche oggi pomeriggio quando alle 15 parlerà alla direzione del Pd. Ai suoi il segretario illustrerà il «metodo» con il quale pensa di procede per arrivare a un nome da proporre a tutte le forze politiche e in primis a Silvio Berlusconi e a Alfano. E insisterà ancora sulla debacle che nel 2013 portò la politica sull'orlo di una crisi istituzionale senza precedenti, evitata poi con la rielezione di Giorgio Napolitano. Chi lo conosce è sicuro che il premier non farà nomi se non all'ultimo momento, fissato nella testa del segretario premier dopo la quarta votazione, quando il quorum scenderà a 505 grandi elettori. Ma intanto cerca di dividere la già poco compatta minoranza interna che per far saltare il patto con il Cavaliere punta a bloccare in Parlamento la riforma della legge elettorale e quella della Costituzione.Ieri Renzi ha incontrato Vannino Chiti, esponente della minoranza che da tempo chiede modifiche all'Italicum. Ma non è solo la minoranza del Pd a chiedere di far slittare le riforme a dopo la scelta del capo dello Stato. Uno stop alla marcia delle riforme chiede anche Renato Brunetta. Il capogruppo di Forza Italia, molto critico sulla linea del suo partito, annuncia che mercoledì chiederà la sospensione dei lavori di aula proprio per un incontro con Berlusconi sul Qurinale. «È molto probabile che simili richieste le faranno anche altri gruppi», assicura Brunetta. Il capogruppo forzista è sospettoso per i contatti che in queste ore ci sono tra Pd e Fi. Ieri Renato Speranza capogruppo a Montecitorio del Pd ha avuto un lungo colloquio con il ribelle Raffaele Fitto. E a Brunetta sono saltati i nervi: «È Fitto che inciucia», tuona. «Il patto del Nazareno prevede un presidente superpartes e non comunista», avverte. Anche nella minoranza dem c'è chi punta a far saltare l'intesa con Berlusconi. «Dovremo esplorare la possibilità di andare oltre il patto del Nazareno», dice Stefano Fassina auspicando che oggi in direzione il Pd tracci l'identikit del presidente per poi proporre alle altre forze politiche una rosa di tre, quattro nomi. Un ruolo di sherpa per sondare i parlamentari dem potrebbe essere affidato ai due capigrupppo, Luigi Zanda e Speranza che potrebbero affiancare Luca Lotti e Lorenzo Guerini già da tempo messi in pista da Renzi. Quanto ai nomi dei candidabili il borsino oscilla. Walter Veltroni sarebbe in crescita ma salgono le quotazione dei cattolici di area dem e non. In pista sarebbero Castagnetti e Casini (dopo Amato il candidato preferito da Berlusconi). Basse per ora le quotazioni istituzionali di Grasso e Boldrini mentre tornano a circolare i nomi di due ministri: Delrio e Padoan. ©RIPRODUZIONE RISERVATA