I sindacati: fare presto, ma no al modello Alitalia

TARANTO Per salvare l'Ilva e la siderurgia italiana, tutti d'accordo almeno una volta, governo e sindacati, su un principio: serve l'intervento dello Stato. I tempi sono ristretti, il problema vero resta in quale modo mettere mano su un colosso, come quello di Taranto, che perde mensilmente milioni di euro, ha tutta l'area a caldo sotto sequestro penale da due anni e mezzo, sia pure con facoltà d'uso, ed è in piena corsa contro il tempo per mettere a norma sul piano ambientale, con costi elevatissimi, impianti spesso vecchi di decenni. Tante le voci sul probabile intervento del governo - a iniziare da un decreto ad hoc - ma le carte sono ancora coperte. I sindacati, con sfumature diverse, ieri hanno ribadito che di un'operazione tipo vecchia Alitalia non se ne parla neppure. Il leader della Cgil Susanna Camusso, uscendo da un'assemblea con i lavoratori Ilva di Taranto, ha ricordato che quella esperienza «non è stata positiva». «Se Renzi vuole un intervento pubblico per risanare e rilanciare l'Ilva noi siamo d'accordo, ma bisogna poi mettere dei vincoli per decidere a chi poi sarà venduta la proprietà», ha sottolineato il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. Di offerte da parte di investitori privati, al momento, sul tavolo del commissario straordinario Piero Gnudi ne sono arrivate due: quella della cordata ArcelorMittal-Marcegaglia e quella del gruppo siderurgico cremonese Arvedi.