Renzi: «Avanti anche senza Berlusconi»

di Gabriele Rizzardi wROMA «Il problema non credo sia Berlusconi ma i suoi, i Brunetta, i Fitto. Hanno fatto pace? Speriamo. Litigare fa sempre male. Improvvisamente, Forza Italia mostra libertà interna: tutta insieme gli ha fatto male...». È questa la risposta di Matteo Renzi alla richiesta di Berlusconi, che ieri ha riunito l' ufficio di presidenza e ha chiesto al segretario del Pd di «concordare» le modifiche all'Italicum come condizione per tenere in vita il patto del Nazareno e riprendere il confronto. Il presidente del Consiglio, intervistato a "Porta a Porta", dice chiaro e tondo che quella di Berlusconi, che incontrerà oggi pomeriggio («L'ultimo incontro con lui», dice), non potrà mai essere l'ultima parola: «Le regole del gioco si fanno insieme ma non significa che se non sono d'accordo non si fanno. Io prima voglio farle e poi insieme». Il termine ultimo che fissa per l'approvazione della legge elettorale è il 31 dicembre: «Ora devono correre», dice. Il premier conferma che si andrà a votare «nel 2018» e ribadisce la "linea" decisa in risposta alle richieste degli azzurri: «Noi andiamo avanti per la nostra strada, se Forza Italia vuole rispettare il patto del Nazareno non chiudiamo certamente la porta». Berlusconi, insomma, si deve adeguare. Quanto alle modifiche sulla legge elettorale, l'ipotesi di una mediazione è quella di porre l'asticella sulla soglia di sbarramento al 4% mentre verrebbe confermato il premio di maggioranza alla lista. La giornata del premier comincia con un tweet che testimonia la volontà del governo di abbandonare la pratica degli annunci per entrare nella fase operativa il più rapidamente possibile. «Il tavolo dei rinvii e dei gruppi di lavoro è finito. Ora è il tempo di decidere» taglia corto Renzi, che questa sera riunirà la direzione del Pd, chiederà un voto sulla sua relazione, e riceverà il mandato del partito ad andare avanti anche se si annunciano molte resistenze della minoranza. L'obiettivo è convincere la sinistra del partito ad accettare non solo una legge elettorale che prevede una quota consistente di "nominati" ma anche e soprattutto i dossier sui quali il governo ha puntato tutte le sue carte: dalla delega fiscale al jobs act, che spacca la sinistra e provoca il durissimo scontro con i sindacati. Sabato prossimo a Milano la sinistra del Pd di Area Riformista, che va da Bersani a Speranza, da Martina a Epifani, ha organizzato una iniziativa pubblica per mettere alcuni «punti fermi» nel dibattito di questi giorni sul jobs act, sulla legge di stabilità, sulle riforme istituzionali e sulla legge elettorale. E si può essere certi che già stasera, durante la direzione del Pd, gli esponenti della minoranza faranno sentire la loro voce. Sulla legge elettorale, ad esempio: «Sono state fatte delle correzioni all'Italicum che vanno nella direzione giusta ma ancora siamo lontani, in particolare, sulle liste bloccate...» spiega Stefano Fassina. «Gli stessi che vogliono le preferenze - ribatte a distanza Renzi - prima volevano le liste bloccate». ©RIPRODUZIONE RISERVATA