«A Ivrea ogni pm ha in carico oltre 2.000 fascicoli noti»

IVREA Anche da Ivrea si alza la protesta dei magistrati contro le ultime dichiarazioni del primo ministro Matteo Renzi sulle ipotesi di riforma della giustizia. L'Associazione Nazionale Magistrati ha convocato un'assemblea generale a Roma per il 9 novembre. In vista di quell'appuntamento da Ivrea il pm Ruggero Mauro Crupi, presidente della sottosezione Anm, ci tiene a spiegare i termini della questione, anche perché a sentire il presidente del Consiglio sembra che il problema numero uno della giustizia italiana sia dovuto alle troppe ferie di cui godono i magistrati. «E non la mancanza di personale e di mezzi - precisa Crupi - come per esempio succede qui a Ivrea, dove mediamente i pubblici ministeri hanno in carico oltre 2.000 fascicoli noti -. Quell'affermazione ci offende considerato che la Commissione che monitora l'efficienza della giustizia di 47 paesi europei ha sempre messo l'Italia ai primi posti per la produttività dei magistrati». «A parlare sono i numeri - aggiunge Crupi -. Oltre 2,8 milioni di cause civili con oltre 1,2 milioni di procedimenti penali esauriti in un solo anno». E soltanto «l'impegno straordinario dei magistrati e del personale di cancelleria ha consentito di consolidare la tendenza verso una lenta ma progressiva riduzione e delle pendenze nel settore civile e del lavoro». Per l'Anm occorre dunque ribadire il ruolo centrale e insostituibile della giurisdizione e la qualità del lavoro dei giudici. La magistratura associata non intende così farsi trascinare sul piano dello scontro sindacale, che mal si concilia con la specificità della funzione giudiziaria. «La giurisdizione va tenuta indenne con ogni forza dai rischi di burocratizzazione e va salvaguardata - aggiunge Crupi - quale funzione di rango costituzionale, nelle sue caratteristiche di autonomia e di autorganizzazione, non quale presunto privilegio di categoria ma quale interesse della Repubblica. Nel mirino dell'Anm finiscono le modalità e i tempi della riduzione dell'età pensionabile, che produce la decapitazione, in contemporanea, di centinaia di incarichi di vertice e consistenti vuoti in un organico già in sofferenza; l'introduzione, nel processo civile, di strumenti deflattivi, astrattamente apprezzabili ma troppo costosi e male armonizzati fra loro e con le regole del processo; la mancata attuazione della revisione delle piante organiche della magistratura connessa alla riforma delle circoscrizioni giudiziarie. (vi.io.)