Stupra figlia della compagna, condannato
di Vincenzo Iorio wCUORGNÈ Era una bambina di nove anni quando il compagno della madre la invita a dormire con lui nel lettone. Ne aveva sedici quando era rimasta incinta dopo l'ennesima violenza sessuale e aveva abortito. È durato sette anni l'incubo per un'adolescente di Cuorgnè, oggi ventenne. Ieri l'uomo N. M, 54 anni (indichiamo solo le iniziali per non rendere riconoscibile la vittima, all'epoca dei fatti minorenne) è stato condannato ieri dal tribunale di Ivrea a sette anni e mezzo di reclusione. «Per lui era un oggetto, un giocattolo di cui disporre quando voleva e ne aveva voglia, fino a toglierle ogni capacità di decisione e senza alcun rispetto per la sua persona». Con queste parole l'avvocato Marcello Ronfani, legale della vittima, descrive il rapporto di completa sottomissione al quale è stata costretta la vittima, violentata sin da quando aveva appena dieci anni. Solo l'amore del primo fidanzato, gli aveva permesso di uscire da quell'incubo. Lentamente, confidandosi con il ragazzo, con la famiglia di lui, la ragazza era riuscita a parlare di quei sette anni di orrore, delle sottomissioni e delle violenze di ogni genere subite in silenzio. Un silenzio imposto dal terrore, dalla vergogna, dalla paura di quello che l'uomo avrebbe potuto fare a lei e alla madre. In aula, il pm Ruggero Mauro Crupi - che ha chiesto una condanna a otto anni - ha ripercorso ogni doloroso momento di quel lungo periodo, sottolineando la credibilità e l'attendibilità dei testimoni, in primis della stessa vittima. La parte civile, che ha chiesto un risarcimento di 150mila euro, ha invece posto l'accento sull'aspetto psicologico della vicenda. Sulla paura della vittima, quando rimaneva da sola in casa con l'imputato, perché la madre andava a fare la badante stando via molti giorni alla settimana. Quando con banali scuse, l'uomo la convinceva ad entrare nel letto con lui per abusare della sua innocenza di bambina. La difesa del 54enne di nazionalità rumena, l'avvocato Federica Cerrato, ha descritto l'uomo disperato che viveva in condizioni economiche precarie e cercava di far funzionare un rapporto complesso in una situazione difficile. Un uomo che nel 2003 si era messo insieme alla madre della vittima, di quindici anni più giovane di lui, con una figlia che aveva fatto arrivare dalla Romania per vivere tutti insieme in un monolocale a Cuorgnè. Un luogo piccolo dove i tre erano costretti a dormire in un solo letto e dove la convivenza era molto difficile. Fino al 2009, quando l'uomo e la donna si erano separati e la ragazza aveva accusato l'imputato di averla violentata. (Ha collaborato Valerio Grosso)