«Ucraina, l'aereo malese fu abbattuto dai filorussi»

ROMA L'aereo malese precipitato sui cieli dell'Ucraina orientale lo scorso luglio è stato abbattuto dai separatisti filorussi. L'atto d'accusa, il primo così circostanziato e diretto, arriva dagli 007 tedeschi, che forniscono come prove foto satellitari e registrazioni secondo cui il velivolo, con 289 persone a bordo, sarebbe stato colpito da un missile. Una rivelazione che può riaccendere le tensioni tra Mosca e Kiev, sullo sfondo delle faticose trattative per un accordo di pace definitivo sull'Ucraina, che l'Europa attende con trepidazione anche per scongiurare il blocco degli approvvigionamenti russi di gas, con l'inverno alle porte. La svolta nella vicenda dell'aereo malese si materializza forse non a caso da Berlino, con la cancelliera Angela Merkel che da leader europea più dialogante con Putin all'inizio della crisi è diventata negli ultimi tempi la più intransigente, fino al gelo tra i due al vertice di Milano. Il settimanale tedesco Spiegel rende noto che il capo dei servizi segreti tedeschi Gerhard Schindler, in un'audizione parlamentare dell'8 ottobre scorso, ha riferito che l'aereo della Malaysia Airlines schiantatosi al suolo in Ucraina lo scorso 17 luglio fu abbattuto da un missile lanciato senza dubbio dai separatisti filorussi, che si erano impadroniti di un sistema di difesa anti-aerea russo "Buk", appartenuto all'esercito ucraino. Fino alle dichiarazioni di Schindler, ucraini e filorussi si erano sempre rimpallati l'accusa di aver abbattuto l'aereo, sul quale viaggiavano soprattutto passeggeri olandesi. Nemmeno il rapporto proveniente da Amsterdam sull'incidente aveva stabilito una responsabilità così netta. Proprio a proposito di quell'inchiesta, il capo dell'intelligence tedesca ha accusato Kiev e Mosca di aver fornito agli investigatori documenti «falsificati». Le conclusioni tedesche si allineano con quelle degli americani, secondo cui i ribelli avevano abbattuto il Boeing malese per sbaglio. Con Mosca e filorussi nuovamente sotto pressione, adesso, potrebbero raffreddarsi le prospettive di una pace duratura lungo il martoriato confine russo-ucraino, dove a dispetto della tregua siglata a Minsk il 5 settembre le armi non hanno mai taciuto, ed anche in questo weekend si sono contate vittime - 4 civili morti e 9 feriti - a Donetsk, roccaforte dei filorussi, durante scontri con l'esercito di Kiev. Uno spiraglio si era aperto nei giorni scorsi a Milano, a margine del vertice Asem, dove i presidenti ucraino e russo Petro Poroshenko e Vladimir Putin si erano seduti allo stesso tavolo. Colloqui senza risultati concreti, ma in cui almeno era stato ribadito quanto sia prioritaria l'applicazione del piano di Minsk, che prevede il cessate il fuoco immediato e bilaterale sotto il monitoraggio Osce, il decentramento del potere in Ucraina e la creazione di una zona di sicurezza lungo il confine. Anche sulla questione delle forniture di gas russo all'Ucraina, che Mosca minaccia di tagliare per mancati pagamenti, c'è stato un avvicinamento. Ieri Poroshenko ha confermato gli accordi presi con Mosca sul prezzo provvisorio del gas e ha assicurato che questo permetterà di mettere rapidamente fine alla controversia.