Padoan: siamo sotto il 3% La Ue: rischio bocciatura
di Lorenzo Robustelli wLUSSEMBURGO Pier Carlo Padoan non si spaventa. Il ministro dell'Economia resta fermo sugli impegni presi dall'Italia per la riduzione del deficit anche se non sono quelli che vorrebbe Bruxelles. Intanto guadagna tempo, perché sa bene che se entro questa sera la manovra deve essere mandata a Bruxelles, ci sarà ancora spazio per continuare a negoziare per convincere la Commissione europea (e i partner) che fare di più sarebbe dannoso per l'Italia, imbrigliandone le possibilità di ripresa economica. La cifra è dunque quella prevista dal Def: nella legge di stabilità che stasera partirà per il Belgio il miglioramento del deficit strutturale - quello calcolato al netto di ciclo economico e delle "una tantum" - sarà dello 0,1 per cento, ben lontano dallo 0,5 per cento di correzione annua richiesto dalle norme europee. C'è però anche un lato buono, che è quello evocato dalla "credibilità" che il premier Matteo Renzi (che ieri mattina ha parlato con il presidente della prossima Commissione Jean-Claude Juncker) vuol recuperare in Europa. Padoan conferma l'impegno al rispetto del vicolo del 3 per cento del rapporto tra deficit e Pil. Di più non si può fare: «Siamo nelle regole - sostiene - e usiamo la flessibilità all'interno delle regole». Da Bruxelles però non tacciono le voci di un possibile rinvio a Roma della legge di stabilità, se le cifre non piaceranno. Nello staff della Commissione si sottolinea che «è difficile» passare l'esame con questi numeri, ma che «si dovrà vedere», si sta dialogando «in modo costruttivo». Si, perché il commissario agli Affari economici Jiry Katainen lo ha detto: la Commissione a inizio novembre deve presentare una sua analisi sulla situazione economica dei paesi dell'Unione, e probabilmente solo lì, con una quadro più generale di fronte, si potrà decidere se qualcuno non fa abbastanza, considerate le condizioni generali. Chi invece sta facendo un muro contro Bruxelles è la Francia. Il ministro delle Finanze, Michel Sapin, ieri ha escluso modifiche sostanziali al bilancio 2015, con il quale Parigi si è ribellata alle regole del Patto di stabilità. La Francia ha deciso che non rispetterà l'obiettivo del deficit al 3 per cento il prossimo anno (che già era un rinvio frutto di una concessione) spostando l'obiettivo di altri due anni, al 2017. Secondo Sapin «la Commissione non ha alcun potere di respingere, cancellare o censurare un bilancio. La sovranità spetta al Parlamento francese». Per Parigi (soprattutto) e per Roma sarà comunque un momento difficile, dal quale sarà dura passare indenni. Non si vogliono mettere in difficoltà la seconda e terza economia dell'euro, non conviene a nessuno, ma le regole esistono. Katainen avverte che la verifica delle leggi «sarà un esercizio puramente aritmetico» (il che dimostrerebbe però la stupidità delle regole). A creare nervosismo lunedì ci si è messa anche la Banca d'Italia, che ha sostenuto che il passaggio della nostra legge di bilancio «non è scontato». Dalla Germania, il presidente della Bundesbank Jens Weidmann sale in cattedra e parlando di Italia e Francia li definisce «i bambini problematici dell'Eurozona». Eppure Padoan continua ad essere fiducioso «perché le nostre relazioni con la Ue sono molto costruttive, usiamo la flessibilità nelle regole e abbiamo un dialogo aperto con la Commissione». Poi spiega quelli che a suo giudizio sono i punti di forza della posizione italiana: «Continuiamo ad avere il target del pareggio, c'è solo un ritardo dovuto al fatto che ad aprile, quando abbiamo preso gli impegni, la previsione di crescita era l'1,1% più alta di oggi per il 2015, il contesto si è altamente deteriorato, e dunque questo va tenuto in conto». Intanto una ciambella viene lanciata da Moody's che colloca stabili le prospettive italiane e dice sì al jobs act: «Molti anni di consolidamento hanno portato ad un significativo surplus primario. Questa solida posizione di bilancio aiuta l'Italia ad avere favorevoli costi di finanziamento, con più tempo per attuare riforme a favore della crescita». lorenzo@robustelli.eu ©RIPRODUZIONE RISERVATA