Entra in casa e trova il fratello morto
di Mauro Michelotti wRIVAROLO Si svolgeranno domani, giovedì 28, alle 10.30, nella chiesa parrocchiale di San Giacomo, i funerali di Gian Alfonso Bianchetta, 73 anni, il pensionato di Rivarolo trovato privo di vita, in casa, nel tardo pomeriggio di lunedì, dal fratello Silvio. Le cause del decesso sarebbero riconducibili ad un arresto cardiaco. Alla vista del cadavere del congiunto, Silvio Bianchetta si è sentito male ed ha dovuto essere ricoverato all'ospedale di Ivrea. La notizia in sè (una morte in casa, come detto, e per cause naturali), potrebbe avere scarsa rilevanza, se non fosse per il contesto in cui è avvenuta. Gian Alfonso e Silvio, 69 anni, vivevano insieme da sempre. Prima, in un alloggio di quel tratto di via San Francesco sacrificato per dar vita alla galleria commerciale, poi, di fronte, in un appartamento di quel Palazzo Vicario che è il grattacielo di Rivarolo, nella centralissima Piazza Chioratti. Sotto, negozi, uffici, banche, bar, a poche decine di metri le scuole. Dentro lo stabile, una famiglia, quella dei Bianchetta, con una storia conclamata di disagio esistenziale, aggravata, negli anni, da condizioni di salute sempre più precarie, due persone che, alla fine, dopo una vita di lavoro, la pensione, una certa solidità economica, a loro stesse non erano più in grado di provvedere. Non nel senso del non riuscire a fare le cose più elementari, ma nella gestione delle loro necessità. Pazienti entrambi del dottor Alberto Rostagno, oggi sindaco della città, i Bianchetta avevano un tenore di vita da ultimi degli ultimi, e fanno testo le condizioni in cui versava l'abitazione all'ingresso dei vigili urbani e dei soccorritori dopo la richiesta d'aiuto inoltrata da Silvio Bianchetta. Per la cronaca, in piazza Chioratti sono accorse autoambulanze del 118 e della Croce Rossa di Rivarolo, squadre dei Vigili del fuoco di Rivarolo ed Ivrea, i carabinieri. Il timore, visto quanto accaduto due settimane fa in via Carducci, era che potesse esserci stata una fuga di gas o, comunque, una situazione di potenziale pericolo per l'intero stabile. Niente di tutto questo, invece. Entrati nell'alloggio, i primi soccorritori, in uno scenario irraccontabile dal punto di vista della desolazione e della sporcizia, hanno trovato il pensionato ormai morto, stroncato, probabilmente, da un infarto. I volontari della Croce Rossa si sono dovuti occupare, invece, di Silvio, il più giovane dei due, con un passato da operaio Eaton ed una passione che l'aveva portato ad eccellere come giocatore di biliardo. Altri tempi, evidentemente. Delle difficoltà a rapportarsi col resto degli inquilini di Palazzo Vicario e, più in genere, con chiunque li avvicinasse, ormai (prima dell'episodio, purtroppo rivelatosi tragico, nessuno, neppure il dottor Rostagno e gli assistenti sociali erano riusciti ad entrare in casa dei Bianchetta), ne parlavano spesso i residenti nell'area attorno a piazza Chioratti. Eppure, in questa "lucida follia", c'erano ancora i momenti in cui entrambi i fratelli davano l'impressione di poter condurre una vita nei limiti dell'ordinario, della normalità, insomma. Gian Alfonso Bianchetta, che a differenza del fratello la passione l'aveva coltivata per la bicicletta (lo avevano ribattezzato Saronni, in omaggio al grande campione lombardo), per un breve periodo era stato ospite anche della vicina casa di riposo di via Favria. Era Silvio, ancora, che gli procurava i farmaci. Sarà, da solo, a dover ricominciare, anche se non si sa da dove. E come. (ha collaborato Dario Ruffatto)