Fabio: «Vincere il Giro? Io penso a imparare»

dall'inviato wMONTECAMPIONE (Brescia) Dice di aver costruito questo successo lavorando tutto l'inverno, senza strafare, ma facendo la vita del corridore. E ci credo: Fabio Aru è quasi un fachiro, 181 centimetri per 60 chilogrammi di peso. Anzi: «Sessanta all'inizio del Giro – puntualizza – forse ho anche perso qualcosa». Quella di Montecampione è la prima vittoria da professionista di uno dei talenti più cristallini del nostro ciclismo. Che però ha iniziato tardi («fino a 15 anni giocavo a calcio e a tennis») e con mountain bike e ciclocross. E quando ha scoperto la sua vocazione, come tutti gli altri ciclisti del Sud e delle Isole, ha dovuto emigrare. «All'inizio i miei genitori mi pagavano l'aereo – racconta Fabio – Partivo il sabato, mi appoggiavo a una famiglia di Bologna, correvo la domenica e rientravo subito a casa, per andare a scuola». Poi la Palazzago lo tesserò per farlo correre tra gli Under 23 e il discorso cambiò: nella Bergamasca – a Ponte San Pietro – Aru vive ancora oggi, a pochi chilometri dal "secondo papà" e compagno di squadra Paolo Tiralongo. La fidanzata Valentina, invece, l'ha trovata a Trana, in provincia di Torino: «Mi sta molto vicino, è venuta con me anche in ritiro al Sestriere, prima del Giro». A Villacidro ci sta poco («dieci giorni a Natale, anche per approfittare delle condizioni meteo migliori di quelle del Continente»), ma la prima dedica è proprio per i genitori. «E anche per la Sardegna – dice – che si è mobilitata per me». Per Fabio, che è solo al secondo anno di professionismo, correre il Giro è ancora un'emozione grande. «Quando rimango con i big, nel finale delle tappe, provo delle sensazioni speciali». Figuratevi cos'ha provato ieri, quando li ha staccati. Tutti. «Non sapevo bene qualche sarebbe stata la mia tenuta – rivela – ho pensato solo a spingere sui pedali. Sono felicissimo, provo sensazioni che non riesco nemmeno a spiegare, sto cercando di realizzare il sogno per il quale ho lavorato tutto l'inverno». Il sogno di vincere il Giro? «Io penso solo a vivere alla giornata, a imparare giorno dopo giorno da chi mi sta accanto. Ho una squadra meravigliosa al mio servizio, campioni come Scarponi e Tiralongo che anche oggi mi hanno portato nella migliore posizione alla salita finale. E poi Vincenzo Nibali e tecnici quali Martinelli e Schaefer. Credo in quello che faccio, ma cerco di stare con i piedi per terra: questa vittoria non cambia niente».(m.d.g.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA