GIRO D'ITALIA»A DUBLINO
di Maurizio Di Giangiacomo Come Cavendish, meglio di Cavendish. Marcel Kittel fa due su due sul traguardo di Dublino nel giorno del suo 26esimo compleanno, con una rimonta ancora più incredibile ed entusiasmante di quella di Belfast. Perché nell'Ulster il velocista della Giant Shimano era sì partito tardi, ma aveva avuto comunque 270 metri per scaricare sull'asfalto tutta la sua potenza, saltando una decina di avversari come birilli e precedendo di due lunghezze Nacer Bouhanni (secondo) e ancora più nettamente il resto della concorrenza. Ieri, invece, il nuovo Superman della bicicletta si è materializzato solo ai 50 metri, in quinta posizione: lanciati al pubblico i panni del Clark Kent che arranca nella pancia del gruppo – forse anche a causa di un treno ieri non proprio impeccabile – ha vestito quelli del supereroe, trasformando in statue di sale il britannico Ben Swift e il nostro Elia Viviani che solo un istante prima sembravano potersi giocare il gradino più alto del podio, precedendoli di un niente sul traguardo, senza nemmeno il tempo di levare le braccia al cielo. Cronaca di un capolavoro, secondo atto di una piéce che il tedesco biondo e piacione potrebbe mettere in scena domani a Bari – dopo il rientro in Italia della carovana rosa e il primo giorno di riposo – ma anche a Foligno, Salsomaggiore Terme, Savona, Rivarolo Canavese, Vittorio Veneto e – se dovesse riuscire a sopravvivere alle grandi montagne del Giro – anche a Trieste. Del resto, se vince quando la sua squadra sbaglia e le altre lavorano ventre a terra come hanno fatto ieri la Cannondale di Viviani e la Fdj.fr di Bouhanni (solo quinto, preceduto anche dal nostro Davide Apollonio), figuratevi cosa potrà succedere quando la Giant Shimano sistemerà tutti i meccanismi del "treno". Il secondo sigillo di Kittel è giunto al termine di una terza e ultima tappa irlandese che ha detto nulla in termini di lotta per la classifica generale – il campione del mondo Under 23 Michael Matthews (Orica Greenedge) resta in maglia rosa – e che è vissuta ancora una volta su una fuga tanto lunga quanto telefonata e quindi innocua e sulle insidie portate dal maltempo, con la pioggia che è caduta dalla partenza di Armagh fin quasi all'arrivo e il vento che ha reso più faticose le ultime battute. Diverse le cadute: in quella avvenuta ai -60 è rimasto coinvolto lo stesso Matthews, oltre agli Astana Scarponi, Agnoli e Gasparotto, che però sono riusciti a rientrare. Del gioco dei ventagli ha invece cercato di approfittare proprio per mettere in difficoltà la maglia rosa e gli altri uomini di classifica la Bmc di Cadel Evans, ma il grande lavoro degli italiani Oss e Quinziato è servito solo a tenere lontano da guai il capitano. Dicevamo la fuga: è scattata poco dopo il km zero, protagonista ancora una volta Tjallingi (a caccia di punti per conservare per un altro giorno la maglia azzurra dei Gran premi della montagna), stavolta accompagnato da Dockx, Godoy e Rubiano. Dopo gli urli del direttore sportivo Luca Scinto dall'ammiraglia, ai battistrada si univa anche il neoprofessionista della Neri Alè Giorgio Cecchinel, che in pochi chilometri colmava un gap di 40 secondi. Il giovane di Vittorio Veneto era anche l'ultimo ad arrendersi al ritorno del gruppo, avvenuto ai 7,2 km, sotto l'impulso della già citata Bmc e delle squadre dei velocisti. Grandi manovre praticamente inutili, perché a 50 metri dal traguardo entrava in azione Superman Kittel: ieri era anche il suo compleanno! @mauridigiangiac ©RIPRODUZIONE RISERVATA