Morta nella sauna, condanna a 15 mesi
IVREA Muore nella sauna a 32 anni, condannato il personal trainer che le aveva suggerito una dieta e un allenamento estremi per perdere peso. Un anno e tre mesi con rito abbreviato sono stati inflitti a Evasio Gallo, pensionato originario della Puglia, per i reati di omicidio colposo ed esercizio abusivo della professione dal giudice per le udienze preliminari Stefania Cugge, del tribunale di Ivrea. Riconosciuta ai figli della vittima, oggi 16 e 12 anni, e al marito, costituitisi parte civile con gli avvocati Leo Davoli e Pio Coda, una provvisionale di circa 130mila euro di risarcimento. La vicenda risale al 27 gennaio 2010, quando la vittima, Monica Gabriela Muresan, 32 anni di Montalto Dora originaria della Romania, muore per arresto cardiaco mentre si trova in una sauna del centro sportivo La Serra a Ivrea. Qualche settimana prima della sua morte, Muresan che di professione faceva l'assistente socio-sanitaria alla Casa di Campo di Pavone e la volontaria per la Croce rossa, aveva deciso di combattere il suo problema con l'obesità: pesava quasi cento chili. Si imbatte nel volantino pubblicitario di Gallo per un trattamento dimagrante. Muresan lo contatta, insieme a un'amica, comincia le sedute. Dieta, corsa e sauna, la sauna l'imputato l'affitta presso il centro La Serra. Il 27 gennaio è la terza seduta di sauna, secondo la ricostruzione fatta in aula da testimoni e periti, dopo un prolungato periodo di jogging. Mentre si trova nella sauna ha un malore, sviene, verrà ritrovata e soccorsa poco più tardi dal personale del centro, ma all'arrivo dei sanitari non c'è più nulla da fare per lei. L'autopsia disposta dalla Procura ed effettuata da Mario Apostol dichiara un arresto cardiocircolatorio. Gli inquirenti vogliono vederci chiaro, aprono le indagini, e si arriva a identificare in Evasio Gallo, il personal trainer, il presunto responsabile. Quest'ultimo, attraverso i suoi avvocati, si difende dicendo che nel settore ha esperienza, che la donna si era presentata da lui con un regolare certificato di sana e robusta costituzione, insomma con le carte in regola che non facevano presagire eventuali problemi di natura cardiaca. In aula i periti di parte hanno sostenuto tesi opposte, il gup Cugge ha chiesto un'ulteriore analisi, che alla fine si è dimostrata fondamentale per la condanna. Una perizia che ha dimostrato come sia stata la dieta eccessivamente rigida e gli sforzi fisici, per corsa e sauna, a portare la donna a una debilitazione e alla morte. Valerio Grosso