«Così ho salvato i canti popolari»

BORGOFRANCO Il Canavese, con i suoi canti e i suoi suoni, le danze e la cucina, è stato il protagonista a Baio Dora di una giornata di studio e rappresentazioni ospitata nell'accogliente salone del Centro etnologico canavesano, organizzatore dell'evento. Amabile e accattivante conduttore della manifestazione, Amerigo Vigliermo, affiancato da Rinaldo Doro, cultore ed esecutore di musica etnica. Vigliermo ha ripercorso le tappe dell'attività di ricerca dei canti svolta da Coro bajolese sul territorio. «Tutto cominciò nel 1969 – ha cominciato a raccontare – quando ascoltando vecchie melodie intonate da zia Annetta, mi accorsi che occorreva salvaguardare un patrimonio di cultura popolare che altrimenti rischiava di andare perduto per sempre. In seguito incontrammo la gente di Loranze, poi quella di Brosso, Rueglio ed Alpette, paesi dove dalla viva voce di testimoni del tempo che fu, raccogliemmo un'infinita mole di preziosi documenti sonori». Amerigo Vigliermo ha ricordato poi, di come agli inizi le stesse persone depositarie dei canti non si rendessero conto del valore delle proprie testimonianze. «Non fu facile accendere quel fuoco. Ora è tuttavia certo che non si spegnerà più» ha sottolineato. Un quintetto di soli ottoni appositamente convocato ha poi eseguito alcuni brani di quelli che non hanno né titolo né autore, ma che rappresentano il repertorio della più autentica tradizione musicale canavesana, quello tramandato da generazione in generazione di suonatori. Rigorosamente a base della più genuina cucina del territorio del Canavese, il pranzo, preparato da abili cuoche guidate dalla baiolese Paola Gino che ha poi illustrato ai commensali la preparazione dei piatti serviti. Nel pomeriggio è poi stata la volta di una rappresentanza di quello che fu il gruppo folcloristico e teatrale El truwinat, di Rueglio. Vestiti nei loro antichi costumi, il Frok e la Streita, i ruegliesi, che in precedenza avevano recitato alcuni dialoghi tratti da una commedia del loro conterraneo Pietro Corzetto Vignot, si sono esibiti in una "curenta" e nel "bal del pajet", accompagnati dal quintetto strumentale e, all'organetto, da Rinaldo Doro. Giacomo Grosso