Caracas, trattativa ad ostacoli

CARACAS Dopo le violenze e i morti, Maduro apre al dialogo. Circa due mesi dopo l'inizio di un'ondata di proteste con un bilancio di almeno 39 morti e centinaia di feriti e arresti, si è aperto ieria Caracas un tavolo di dialogo fra il governo di Nicolas Maduro e l'opposizione antichavista, dal risultato ancora incerto, reso concreto e possibile solo dall'intervento dell'Unione delle nazioni sudamericane (Unasud) e del Vaticano. Segno palpabile del clima di tensione e di diffidenza che regna nel Paese, le conversazioni - che si svolgono in un grande albergo al centro di Caracas - vengono trasmesse in diretta televisiva e in presenza dei ministri degli Esteri della «troika» dell'Unasud (Brasile, Colombia ed Ecuador) e del nunzio apostolico. Assenti al tavolo i partiti e i movimenti più radicali dell'opposizione. Manca anche Maria Corina Machado, la pasionaria delle proteste espulsa dal Parlamento per le sue denunce. Tutti gli interlocutori presenti sono in una posizione difficile, a partire dallo stesso Maduro, eletto presidente con un vantaggio di poco meno dell'1,5% nell'aprile 2013. L'economia va male. La situazione è catastrofica, con un'inflazione record, una svalutazione costante della moneta e grossi problemi di approvvigionamento dei prodotti di prima necessità. L'ex candidato Henrique Capriles affronta anche lui il dialogo in una posizione di fragilità. Due mesi di agitazione di piazza hanno portato a una radicalizzazione dei settori antichavisti che lo hanno spiazzato politicamente, e ora deve riconquistarsi un ruolo da protagonista. Non meno scomodo risulta poi il ruolo dei mediatori esterni, che "accompagnano" il dialogo.