«Ridare ai valdostani una ferrovia normale»

Caro direttore, l'Associazione Identità Comune di Chivasso ha illustrato in questi giorni la tesi secondo la quale la ferrovia valdostana è condannata a morte certa a causa della scarsa convinzione di molti di noi, ad investire sulla loro proposta di una seconda stazione a Chivasso che funga da interscambio con l'alta velocità. Adesso siamo tutti impegnatissimi a scongiurare i tagli alle corse prospettata da Trenitalia, ma per evitare distrazioni da questo obiettivo vogliamo puntualizzare alcune cose. Tutti sono liberi di sognare e di analizzare come vogliono le situazioni infrastrutturali di qualsiasi territorio (anche se non lo conoscono) ma un poco di umiltà nel citare dati e nel valutare i fatti sarebbe utile al confronto. Gli utenti del treno in valle d'Aosta sono 4400 al giorno (non qualche centinaio) con un monte viaggiatori annuo di 1.600.000 utenti. La ferrovia è la principale arteria del trasporto pubblico valdostano che collega logisticamente, socialmente e, quindi, anche economicamente i 18 principali paesi della nostra regione con Ivrea, Torino e Chivasso. Oltre ai pendolari, agli studenti, agli anziani il treno è già utilizzato anche da quei turisti che lo preferiscono per l'economicità. È evidente che, per un gestore che voglia fare l'imprenditore, è linea potenzialmente appetibile da un punto di vista redditivo (e non un ramo improduttivo). Saremo miopi ma a noi pare che i problemi non siano geografici ma infrastrutturali e che prima di pensare ad avere interscambi e collegamenti improbabili abbiamo diritto ad una ferrovia "normale" in cui tempi di percorrenza, modello di servizio, puntualità ed efficienza della mobilità siano a disposizione di tutti i cittadini. A che servirebbe, infatti, un raccordo con l'alta velocità che fa risparmiare al viaggiatore dai 10 ai 30 minuti se poi il tratto successivo ha una velocità media di 50 km/h? Non scherziamo. Prima di ogni altra cosa bisogna ridare a valdostani e canavesani una tratta ferroviaria al pari delle altre. Questa ambizione alla normalità ci deriva, in particolare dalla convinzione che la mobilità sia un diritto e che come tale sia una priorità pubblica il cui finanziamento, con i soldi delle nostre tasse, non è un optional o un lusso, ma un dovere delle istituzioni al pari di altri diritti di cittadinanza. Vogliamo ricordare che sulla priorità dell'elettrificazione già 3500 valdostani si sono espressi con la petizione da noi promossa. Rispetto all'utenza siamo d'accordo che ancora molto si può fare per aumentarla, una volta modernizzata, con politiche serie di coordinamento, promozione e integrazione del trasporto pubblico. Certo, in un momento in cui i valdostani sono in ansia per il destino della loro ferrovia messa a rischio dai soliti pasticci burocratici all'italiana, con Stato e Regione che si rimpallano responsabilità e Trenitalia che taglia le corse, non sentivamo il bisogno che gli "amici" di Chivasso venissero a deviare l'attenzione e a darci lezione. Amen. Siamo pendolari... La pazienza è una nostra virtù anche se non è infinita. Associazione Pendolari stanchi