Interruzioni di gravidanza «Troppe anestesie generali»
ROMA Troppe anestesie generali per le interruzioni volontarie di gravidanza - se pure «in contrasto con le indicazioni formulate a livello internazionale» - e poche le donne che dopo aver scelto l'aborto farmacologico restano in ospedale per i tutti e tre i giorni previsti da una circolare ministeriale. Sono alcuni dei dati che emergono dalla relazione annuale sull'attuazione della legge 194, trasmessa dal ministro della Salute al Parlamento lo scorso settembre. Elementi che la deputata Pd Elena Carnevali, che questa settimana presenterà il testo in commissione Affari Sociali della Camera, ha intenzione di approfondire. «Effettuare l'82% degli interventi per interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) in anestesia generale, è una scelta - spiega la relatrice - non giustificabile dal punto di vista della salute delle pazienti». Spesso, come ricorda Giovanna Scasellati, direttrice del Reparto Ivg dell'ospedale San Camillo di Roma, «sono proprio le donne a richiederla e comunque quella attualmente in uso dura pochi minuti». Come ricorda la relazione, però, e come consiglia l'Organizzazione mondiale della Sanità, è «da preferire» l'anestesia locale «per minori rischi per la salute della donna, minor richiesta di analisi, minor impegno di personale ed infrastrutture e di conseguenza minori costi». E non è l'unica criticità emersa. L'altra riguarda il metodo di somministrazione della Ru 486 per la quale è previsto un ricovero di tre giorni. Secondo la relazione, il 76% delle donne che ricorre alla pillola abortiva richiede le dimissioni volontarie prima dello scadere dei tre giorni. «Visto che la prescrizione non viene rispettata e non ci sono conseguenze per questo - osserva la deputata Pd - chiederemo una verifica al ministero della Salute». Silvio Viale, responsabile del Servizio 194 dell'ospedale Sant'Anna di Torino e promotore dell'introduzione, in Italia, della Ru486, il cui utilizzo tra il 2010 e il 2011 è passato dal 3,3% al 7,3%. «È un'ipocrisia, una norma inutile e vessatoria. Non c'è motivo medico per tenere la donna in ospedale». L'aborto farmacologico a base di Mifepristone e Prostaglandine, che non richiede anestesia e non presenta i rischi dell'aspirazione, inoltre, spiega Viale «in tutto il mondo è ambulatoriale o domiciliare». «Positivo - conclude Carnevali - il calo degli aborti: nel 2012 sono stati 106mila, cioè -5% rispetto al 2011».