Letta rilancia: «Ora basta disfattismo»
di Vindice Lecis wROMA I disfattisti contro i quali si scatena la fredda ira del premier Enrico Letta hanno le sembianze di Giorgio Squinzi e Matteo Renzi. Forte degli investimenti che giungono dai Paesi del Golfo, a cominciare dai 500 milioni di euro che il Fondo sovrano kuwaitiano investirà in Cdp in Italia, il presidente del Consiglio rientra in Italia con l'obiettivo di dare battaglia. «Torno a casa stanco ma con il sorriso sulle labbra. Il governo sta ottenendo con grandi sforzi grandi risultati». Il riferimento è alle critiche trasversali che gli giungono addosso. In primo luogo da Giorgio Squinzi, leader di Confindustria, che riceve una risposta secca. «Spero che Confindustria accolga quello che è successo in questi giorni e dia segnali di fiducia e non solo di- sfattismo». L'obiettivo è però ora il rilancio dell'attività del governo col pieno appoggio del suo partito. Letta usa la parola «disfattismo» una seconda volta quando spiega che gli accordi sottoscritti «serviranno alle imprese italiane a essere più forti: sono la migliore risposta al disfattismo imperante nel nostro Paese. Fuori dall'Italia credono in noi». Letta intende dar battaglia anche alla direzione del Pd di domani. E per questo è apparso chiaro il riferimento al segretario Renzi - che lo aveva lodato come "esperto" di questione estere - quando precisa che «questa è politica interna, la politica industriale è politica interna». Certamente ora questi risultati vuol farli pesare con l'obiettivo di durare a Palazzo Chigi impegnandosi a parlarne «con gli alleati, dentro il Pd e i nostri partiti». Ha anche tracciato un bilancio della missione nel Golfo tra i ricchi emiri. Ieri ha spiegato che l'investimento da 500 milioni che il Kuwait farà in Italia sarà utilizzato per «capitalizzare, rilanciare e aiutare le imprese italiane». Per il premier si tratta del «più grande annuncio di questo viaggio» ed è «talmente importante che merita i discorsi delle grandi occasioni». Ribadisce che «500 milioni di euro, messi tutti in un colpo, per capitalizzare il fondo strategico italiano di Cassa depositi e prestiti» dimostra che l'Italia «è un Paese affidabile». Quei soldi serviranno a creare «posti di lavoro». Politica interna, economica, industriale per Letta sono una cosa unica. Ed è su questo scenario che il presidente del Consiglio vuole giocare le sue carte, anche all'interno del Pd superando critiche e scetticismi. «È la dimostrazione che il sistema funziona: se lavoriamo con un gioco di squadra i risultati ci sono». La risposta di Giorgio Squinzi non si è fatta attendere, dopo essersi preso per due volte l'accusa di «disfattismo». Confindustria garantisce «massima collaborazione» ma, dice il presidente «abbiamo il diritto-dovere di dire chiaramente quello che serve in questo momento per far ripartire il Paese». Bisogna dunque affrontare i nodi dell'economia reale subito perché «non abbiamo più tempo per aspettare». Pur senza mai citare Letta, il presidente di Confindustria non ha allentato la pressione sul governo sollecitandolo invece a muoversi «in tempi molto, molto più rapidi». Gli investimenti previsti con l'accordo nel Golfo sono considerati «importanti» da Susanna Camusso, leader della Cgil «ma i dati sulla disoccupazione e quelli sull'inflazione, che è ferma, sono indicatori di una situazione di difficoltà crescente del Paese e della necessità di risposte che devono essere date dal governo al Paese». ©RIPRODUZIONE RISERVATA