Abcinema chiude dopo trentadue anni
di Rita Cola wIVREA Abcinema addio, dopo oltre trent'anni chiude i battenti. Lo farà prima di Carnevale, con un grido di dolore pubblico legato a una riflessione sulle politiche culturali in città e con il rammarico di dover abbassare le serrande dentro un luogo (l'edificio della Serra, progettato da Iginio Cappai e Pietro Mainardis) al centro di un progetto, in gran parte abortito, di farne luogo di aggregazione e laboratorio di idee per la città. Abcinema chiude alla fine di un percorso, negli ultimi due anni, difficile. Troppo difficile, per una cooperativa inserita nelle dinamiche involutive di Effetto Serra spa, ora nelle mani del liquidatore e, giorno dopo giorno, con speranze di invertire la tendenza sempre più ridotte al lumicino. Per capire la situazione basti pensare che non è stato possibile, per la cooperativa, provvedere alla digitalizzazione delle attrezzature di proiezione cinematografica nonostante la partecipazione a un bando che copriva parte dei costi proprio per la mancanza di visibilità di strategie in un futuro a medio termine. E per parlare un po' di cosa significhi la chiusura della prima sala di cinema d'essai di Ivrea, nata nel 1982 e, soprattutto, del perché si sia arrivati a questo punto, la cooperativa Rosse Torri, che da sempre gestisce la sala, ha organizzato un incontro pubblico sabato 8 febbraio, ore 17, nello stesso centro culturale La Serra. La cooperativa punta a discutere con la città, ma ha invitato gli attori comprimari di questi ultimi anni: i soci di Effetto Serra, naturalmente, con particolare riferimento ad Aeg, che di Effetto Serra è diventato azionista di maggioranza annunciando un progetto da due milioni e dimettendosi dopo pochi mesi aprendo la strada alla procedura di liquidazione. E, invitata, è anche l'amministrazione comunale. La vicenda di Effetto Serra, la società che gestisce una parte consistente di uno degli edifici simbolo dell'architettura olivettiana, a due passi dal centro di Ivrea, rischia di diventare imbarazzante per una città che ha deciso di candidare il proprio patrimonio industriale ad essere tutelato dall'Unesco. Il degrado dell'edificio è sotto gli occhi di tutti, la necessità di un intervento urgente anche e più di uno, facendo una battuta, dice che sarebbe perfetto per rappresentare il museo del declino. Dopo la chiusura del celebre hotel, dove si dice abbia dormito anche Bill Gates, l'edificio è stato frazionato in diverse proprietà. Ci sono i condomini, che hanno trasformato in minialloggi le ex camere d'albergo, c'è il blocco sportivo con piscina, palestra e fitness dei fratelli Gismondi e poi l'area dell'ex self service e dell'atrio. E, infine, la piazza coperta e centro congressi, acquistato con un mutuo ancora in corso di pagamento, da Effetto Serra spa, e la sala Cupola di proprietà del Comune. Effetto Serra avrebbe dovuto trasformare la piazza coperta in luogo di aggregazione dove si pensa e si fa cultura, ci si ritrova, ci si confronta. Un luogo vivo. Gli ultimi mesi sono stati complicatissimi, schiacciati tra la voglia di resistere e la speranza che potesse accadere qualcosa. Già, ma cosa? Aeg, nell'operazione di Effetto Serra, si era impegnata ad acquisire le quote della cooperativa Rosse Torri, ma lo ha fatto solo in parte. Poi, quest'estate, erano arrivate le dimissioni del presidente Gianni Cimalando e di tutto il consiglio di amministrazione. E, da allora, il declino è stato rapido. Il Comune di Ivrea, a metà novembre, aveva inviato una lettera ai soci avanzando una proposta: se l'immobile fosse diventato di proprietà senza oneri, e quindi i soci avessero risolto tra loro la situazione patrimoniale, avrebbe potuto investire circa 900 mila euro per i lavori di ristrutturazione e poi ne avrebbe, attraverso un bando, affidato la gestione di uno spazio che avrebbe potuto diventare centro culturale, sede del museo delle architetture olivettiane e quant'altro. Quell'offerta, però, aveva un limite: il tempo. Trattandosi di fondi legati a un altro progetto che vanno rimodulati e la richiesta va presentata in Regione, il Comune era in attesa di una risposta nel giro di poche settimane. Risposta che, al momento, non è arrivata. Enrico Capirone, assessore allo Sviluppo economico e vicesindaco, ammette: «Per evitare di perdere quei fondi, noi stiamo comunque lavorando alla formulazione di un progetto per il Meeting point, per riqualificare il corpo centrale e farlo diventare polo fieristico a servizio delle imprese e salone pluriuso per gli eventi in città». La decisione dei soci di nominare un liquidatore (è l'avvocato Giancarlo Guarini) ha cominciato un altro percorso. Entro la fine del mese di febbraio, l'avvocato liquidatore convocherà un'assemblea straordinaria dei soci che dovrà prendere una decisione definitiva su Effetto Serra. Decisone che, ovviamente, pesa non poco sul destino dell'immobile nel suo insieme. ©RIPRODUZIONE RISERVATA