Cinque cambisti a giudizio Per la procura è usura
TORINO Saranno processati per usura cinque cambisti del Casinò di Saint Vincent. La decisione è stata presa venerdì pomeriggio dal gip del tribunale di Torino Francesca Christillin, che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Manuela Pedrotta. I cinque uomini, che la procura accusa di usura, sono Michele e Loris Bocco, Franco e Matteo Lencia e Alessio Muzzi. Il processo comincerà il 5 maggio 2014 al Tribunale di Torino. Secondo le ricostruzioni i cinque stavano vicino al Casinò di Saint Vincent per prestare contanti ai giocatori. A usufruire del loro servizio erano soprattutto quelli che - terminato il denaro - volevano procurarselo senza lasciare tracce di prelievi al bancomat. Consegnavano quindi un assegno e i cambisti davano loro i contanti per un valore più basso. A serata conclusa, se il giocatore era stato fortunato restituiva i soldi riottenendo l'assegno, ma se perdeva veniva incassato. Dopo la denuncia di un imprenditore di Torino la Finanza ha passato al vaglio due anni di attività dei cambisti con intercettazioni e controlli sui conti bancari, scoprendo invece tassi d'interesse del 20%. Nel dicembre dello scorso anno sono partite delle misure cautelari con sequestri di beni per un valore totale di tre milioni di euro, assegni e contanti per 400mila euro, fiches del Casinò per 19mila euro, ville, appartamenti e garage. I cambisti, originariamente sei, hanno anche ricevuto un divieto di dimora per impedire loro di continuare a esercitare l'attività a Saint Vincent. Nel corso delle indagini i finanzieri hanno anche identificato 41 vittime, nessuna delle quali - finora - si è costituita nel processo come parte offesa. Per la difesa la situazione è paradossale. Non si tratterebbe di usura, ma di semplici commissioni. L'avvocato Mauro Molinengo, che assiste due imputati, spiega: «In passato sono già stati assolti. I tre gradi di un processo sono finiti con le assoluzioni e due indagini sono state archiviate». L'assoluzione della Corte suprema risale al maggio 2010: «La Cassazione ha detto che il tasso del 10 per cento non rientra come ipotesi di usura, perché è da ritenere come una prestazione di servizio, come se si utilizzasse un bancomat in Italia all'estero». I difensori (tra di loro anche gli avvocati Giampaolo Zancan, Gialuca Vergnano e Corrado Bellora) sono fiduciosi: «Al vaglio del processo emergeranno gli stessi elementi per cui sono stati assolti già cinque volte», conclude Molinengo. Andrea Giambartolomei