I ragazzi terribili di via De Gasperi

di Mauro Giubellini wIVREA Via De Gasperi. Una tranquilla zona residenziale. Condomini signorili e qualche villetta a lato di una strada che, superati i campi da tennis curva poi, attraverso via Fermi, dolcemente verso corso Vercelli. È in centro. Due passi e si è nel cuore della città ma pare di essere in una paciosa ed ordinata cintura. Pareva. Perché da giugno in una palazzina, al civico 18, si sono stabiliti un gruppo di ragazzi terribili. Almeno secondo alcuni residenti che, attraverso il consigliere Alberto Tognoli, hanno portato la questione sin sui banchi del Consiglio il 25 novembre. Nell'interpellanza si legge «di una presunta comunità di accoglienza per minorenni con problemi psichici di cui non risulta alcuna segnalazione visibile». E poi «a detta di alcuni cittadini la struttura non sarebbe dotata dei necessari requisiti igienico sanitari» e «più volte si è reso necessario l'intervento delle forze dell'ordine pur di limitare liti e schiamazzi degli ospiti della struttura, forse non adeguatamente assistiti da idoneo personale». Poi la richiesta di spiegazioni al sindaco anche in virtù «della vicinanza di tale struttura alla scuola primaria Fiorana per stabilire un corretto rapporto tra i due ambienti». Carlo Della Pepa ha risposto di aver verificato con l'Asl e con gli uffici e che nulla risultava. Non ha mentito. Infatti la commissione di vigilanza Asl/To4 ha fatto il sopralluogo solo 48 ore dopo il Consiglio. Ma molti aspetti descritti da Tognoli corrispondono al vero: il campanello dello stabile non reca nomi. Dalle finestre esce musica rap in toni da concerto: «La carta d'identità gli ricorda che lo studente prende schiaffi dalla vita ma il dolore non lo sente; la scuola è a un tiro di schioppo si accende una Philip Morris - canta Fedez - lo zaino che pesa troppo per inseguire i suoi sogni e negli ambienti più puliti che la coscienza la sporchi, nel vialetto della scuola trascina i suoi piedi storti sa che non conta tanto il podio se non riesci a rimanerci il mondo confida in Dio ma lui non si affida a terzi». Intanto fuori, uno per lato della strada, due giovani ospiti si esibiscono in palleggi da Lionel Messi. Stop di petto, controllo di coscia e rilancio del pallone che, dopo aver sfiorato la testa di un'anziana e spaventata signora, sbatte sul cofano di un'auto e poi rimbalza nel giardino di una villetta. Due balzi, con agilità felina ed uno dei due scavalca il cancello e recupera la sfera. Intanto una signora passa veloce con la sua bicicletta e alla domanda: «Scusi, è questa la comunità?» annuisce ed ammonisce: «Sì ma non la indichi con il dito. Basta uno sguardo di troppo e questi mascalzoni insultano». Scambiare due parole con un responsabile è impossibile. La porta si apre, entra una giovane ed elegante donna, poi si richiude velocemente per non riaprirsi. Il campanello suona a vuoto. Ma chi sono questi ragazzi che hanno rivoluzionato la vita della via? «Fanno parte di un progetto di reinserimento, delicato e strutturato in più fasi - racconta Manlio Giammaria, psichiatra di fama nazionale per l'approccio a giovani problematici e titolare del progetto - Non nego una sola parola di quanto è stato raccontato. Ma esiste anche un'altra verità. Sono giovani che arrivano da situazioni difficili. Non sono drogati, non hanno deficienze intellettive. Sono stati marchiati a fuoco dalla vita. Molti di loro sono stati abusati, altri traumatizzati psicologicamente da divorzi e separazioni in casa. Arrivano anche da famiglie agiate. La loro non è spacconeria. È paura. E spesso la trasformano in aggressività». Nel gruppo appartamento hanno diritto a sole 36 ore di accompagnamento. Sono accuditi 24 ore al giorno. Proprio perché sono a un bivio: o rientrano nella società o sarà la società ad escluderli. «Capisco il disagio di molti cittadini. Lo comprendo. Ma è giusto anche parlare della fiducia, della stima e dell'amicizia nata con altri eporediesi. Li abbiamo incontrati, invitati a vedere, a capire, a comprendere». Il percorso di riabilitazione per questi ragazzi, tutti maggiorenni, è giunto allo step finale. «Invito tutti, anche gli amministratori, a incontri senza pregiudizi. Chiedo quella comprensione che a questi ragazzi è stata sempre negata e che hanno iniziato a conoscere solo in anni di terapia e complessi percorsi di riabilitazione in comunità». Per la parte burocratica tutto è stato chiarito: la documentazione in Comune è stata consegnata, seppur tardivamente (il 27 novembre) e non essendo l'insediamento di via De Gasperi una comunità bensì un gruppo alloggio legato alla cooperativa Tiarè, non vi sono vincoli particolari. Resta la diffidenza, in parte giustificata dei residenti, e la buona volontà di integrazione espressa dai responsabili del progetto. In mezzo tante nuvole di fango. Come canta Fedez.