NUOVE RICETTE? INSETTI E ALGHE
Intanto ci sono gli insetti. L'80% della popolazione mondiale già li mangia e alcuni chef internazionali li usano per piatti gourmet. La Fao (l'organizzazione delle Nazioni unite che si occupa di cibo e agricoltura) nel 2011 ha individuato 1.900 specie commestibili. Dalle cavallette alle vespe, dalle formiche ai ragni, dai bruchi ai coleotteri, ci sono 40 tonnellate di insetti a disposizione, da "coltivare". Coltivazioni buone perché hanno bisogno di poca energia e acqua e producono meno gas serra. E buoni perché hanno poco colesterolo e molte proteine. L'altro cibo del futuro sono sicuramente le alghe già estremamente diffuse in Oriente e che hanno due particolarità: crescono velocemente e richiedono non troppo lavoro. Ma molto di ciò che mangeremo probabilmente uscirà dai laboratori. Di questo sono convinti i big della Silicon valley californiana che stanno finanziando ricerche sulle biotecnologie alimentari. E il primo risultato è arrivato attraverso gli scienziati olandesi dell'Università di Maastricht che hanno messo a punto e cucinato una polpetta formata da 20 mila fibre muscolari sintetizzate da cellule staminali. Certo è assolutamente insapore, vista l'assenza di sangue e grassi ma i ricercatori vanno avanti visto che la carne "coltivata" ha il vantaggio di ridurre l'uso di terra e acqua del 90% e il consumo globale di energia del 70%. Tutte queste ricerche muovono dal lavoro che la Nasa ha iniziato nei primi anni Duemila all'interno dei progetti di migrazione spaziale umana verso Marte. E il punto di arrivo : dopo i piatti disidratati preparati dallo chef Davide Scabin per il nostro astronauta Luca Parmitano – sono le stampanti tridimensionali nelle quali saranno inserite "cartucce" che contengono i componenti nutrizionali dei cibi ridotti in polvere, da mischiare all'occorrenza così da ricostruire piatti e menù secondo i propri gusti. «Il punto non è quello che riusciremo a realizzare. Ma quello che riusciremo ad accettare a tavola», sintetizza però Josh Schonwald, autore di "The taste of tomorrow: dispatches from the future of food". E lo studio su cibi trend realizzato dai ricercatori iberici di Azti-Tcnalia, un centro specializzato nell'analisi alimentare, e dalla Bilbao Design Academy, lo conferma. «Il cibo del futuro – scrivono – dovrà adattarsi ai ritmi frenetici. Quindi essere a disposizione in qualunque momento e ovunque, con soddisfazione immediata, senza che qualità e salubrità degli alimenti siano compromesse». Qualità che passa dal recupero di «prodotti connessi alla propria identità». Insomma, c'è voglia di resistere al cibo stampato in 3D. (e.c.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA