Dagli arrestati solo silenzio durante gli interrogatori

IVREA Sono cominciati ieri, e termineranno nella giornata di oggi, gli interrogatori di garanzia delle 19 persone accusate di far parte di un'organizzazione criminale dedita alle truffe. Nessuno di loro, su disposizione del procuratore capo Giuseppe Ferrando, ha potuto ancora parlare con l'avvocato difensore. Quasi tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Si tratta di Ippolito Mesoraca, 62 anni, di Rivarolo, Maria Bevilacqua, 47, moglie di Ippolito e mamma di tre figlie: Sabrina, 23 anni, Stefania, 24 anni e Letizia, 25 anni anch'esse pesantemente coinvolte come pure il fratellastro, Damiano, 40 anni, Bruno Antonucci, 50 anni, residente a Pont, Cosimo Bevilacqua, classe '68, Gioiosa Jonica, Francesco Carabetta, trentenne di Rivara, Egidio Cardone, 64 anni, di San Giorgio Lucano, i fratelli Pace, Demis, 35 anni, e Giuseppe 47, residenti a Rivarolo; Domenico Vironda 42 anni, Rivarolo, Andrea Grosso, 41 anni, Ivrea,Lamberto Conto, di 43, anche lui di Ivrea; Massimo Deina Giolitto, 42, di Rivarolo, Gianluca Abate, 28 anni, di Rossano Calabro, Mathias Hedge Ioan, residente a Castellamonte, originario delle isole Mauritius e Elisabetta Preda, 44 anni. Tutti sono finiti dietro le sbarre nei penitenziari, di Ivrea, Torino e Aosta, tranne Stefania e Letizia Mesoraca e Elisabeta Preda. Sono quattrocento le pagine dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Alessandro Scialabba. Gli episodi di truffa e ricettazione descritti dagli inquirenti sono più di 230. Almeno 90 riguardano la compravendita di autovetture pagate con assegni falsi e scoperti. Se sul fronte delle indagini il lavoro dei magistrati è terminato, prosegue però nella direzione dei sequestri dei beni degli arrestati e nel possibile blocco dei loro conti correnti.