Letta: non temo influenze sull'esecutivo
ROMA «Non temo che ci sia un'influenza sulla vita del governo» per condanne o «vicende giudiziarie», perché «gli italiani hanno bisogno di governo, di risposte e di concretezze». Ostenta sicurezza e serenità Enrico Letta ai microfoni di "Radio anch'io" per quel che riguarda la questione della decadenza di Berlusconi da parlamentare dopo la sua condanna definitiva per frode fiscale. Il premier aggiunge di non voler entrare nel merito del cosiddetto "Lodo Violante". «È una decisione che riguarda il Senato e la giunta del Senato, ed io ho sempre separato le due questioni e continuo a farlo», ha risposto a proposito del lavoro della giunta per le elezioni. A questo punto, Letta torna invece a iscrivere fra le priorità la legge elettorale. «Io insisto: il "Porcellum" è uno dei guai principali del nostro Paese» e sia la parte delle «riforme costituzionali, sia la parte della riforma elettorale», saranno i temi «prioritari dell'autunno». All'interno della maggioranza, il premier subisce comunque ancora l'attacco di Mario Monti. Letta, sostiene infatti l'ex capo del governo e ora leader di Scelta civica, «ha preferito rassicurare la sopravvivenza del governo con questa resa» sull'Imu; continuo a sperare che l'Esecutivo duri, ma mi auguro che abbia «spina dorsale» e non sia «smidollato e in balia delle pressione dell'uno e dell'altra parte», anche perché, avverte, «non siamo condannati ad appoggiarlo per sempre». Il Pdl, aggiunge poi Monti, «è riuscito a trasformare quella che è una sua oggettiva debolezza, la condanna di Silvio Berlusconi, in un'arma di pressione sul governo; il presidente del Consiglio sapeva che le proposte di Scelta Civica erano diverse, ma ha preferito assicurare la sopravvivenza di questo governo con questa resa». Sul fronte della battaglia del Pdl per evitare la decadenza di Berlusconi sembra invece perdere terreno la prospettiva di un ricorso alla Corte di Strasburgo. L'articolo 7 della Convenzione europea dei diritti umani, quello che regola l'applicabilità retroattiva di una legge, potrebbe infatti non essere applicabile al caso di Silvio Berlusconi e rivelarsi dunque un'arma spuntata. Dal Pd nessuno spiraglio. La sentenza, dice il segretario Guglielmo Epifani, «non è fondata sul nulla, ma parla di un reato particolarmente pesante e particolarmente grave se fatto da un esponente politico». E dunque: «Confermo quello che ho detto, per noi la giustizia deve essere uguale per tutti, le sentenze si rispettano e si applicano. La giunta si riunirà e deciderà, la legge Severino non mi sembra in nulla e per nulla incostituzionale».