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di Gabriele Rizzardi wROMA «Ho quasi settantotto anni e avrei diritto ai domiciliari, ma se mi condannano, se si assumono questa responsabilità, andrò in carcere». Alla vigilia della sentenza della Cassazione, che domani potrebbe condannarlo a 4 anni di carcere e a cinque di interdizione dai pubblici uffici, Silvio Berlusconi si sfoga contro quello che ritiene un disegno politico per eliminarlo e usa un colloquio con il direttore di Libero, Maurizio Belpietro, per drammatizzare e far sapere che comunque vadano le cose, lui non scapperà. «Non farò l'esule, come fui costretto a fare Bettino Craxi. Né accetterò di essere affidato ai servizi sociali come un criminale che deve essere rieducato» promette il Cavaliere, che si dichiara innocente («Vi pare che avrei rischiato tutto questo per 3 milioni dopo averne corrisposto più di 500 in un solo esercizio...») e prova a scommettere sulla sua assoluzione: «Io sono abbastanza ottimista, non possono condannarmi. Se non c'è pregiudizio, se non ci sono pressioni, la Cassazione non può che riconoscere la mia innocenza». E il governo delle larghe intese? Berlusconi è netto: «Io non farò cadere Letta, ma sarà il suo partito a farlo. Se io venissi condannato, il Pd non accetterebbe mai di continuare a governare insieme con un partito il cui leader è agli arresti e interdetto dai pubblici uffici». Il Cavaliere è pronto ad andare in carcere? Dal quartier generale del Pdl arriva l'immancabile precisazione-smentita: «Il presidente Berlusconi non ha rilasciato alcuna intervista. Il direttore Belpietro ha liberamente interpretato il senso di un colloquio in cui sono state confermate l'assoluta infondatezza delle accuse». Quel che è certo è che l'intervista, rilanciata su Facebook e sul sito ufficiale del Pdl, mette in fibrillazione la maggioranza che sostiene Letta e spinge i fedelissimi del Cavaliere, che nel colloquio con Belpietro si ritaglia il ruolo di "prigioniero politico", a candidarsi come "scudi umani" a difesa del capo. E così, Daniela Santanché fa sapere che starà buona buona fino a domani sera e poi, in caso di condanna, è pronta a scatenare la guerra nucleare: «La linea della responsabilità e del rispetto, da dopo il 30 luglio, potrebbe non valere più per quegli oltre 10 milioni di italiani che certamente non rimarranno in silenzio se si verificasse questo attentato alla democrazia». Cicchitto invita la Cassazione ad essere «ragionevole», Gasparri promette «sostegno incondizionato» mentre l'amazzone Michaela Biancofiore arriva ad evocare uno scenario apocalittico: «In caso di condanna, le dimissioni del Pdl non saranno solo dal governo ma saranno di tutti i parlamentari. E poi scatterebbe una mobilitazione di piazza». Il paese, insomma, sarebbe paralizzato. Ma non solo. Un sondaggio commissionato da Libero ci dice che se Berlusconi fosse condannato, ci sarebbe una sorta di "effetto martire" e il Pdl riconquisterebbe tutti i voti persi alle ultime elezioni. La condanna è certa? Tre sono le ipotesi: conferma dei 4 anni di reclusione e dei 5 di interdizione, assoluzione oppure annullamento con rinvio a un nuovo processo d'appello. E il governo? Ugo Sposetti, senatore democratico, fa capire che non cadrà solo Letta ma anche il Pd: «Sarà la fine di tutto. Il partito non reggerà l'urto e salterà in aria come un birillo». Sulla Cassazione interviene anche Beppe Grillo, per il quale il conto alla rovescia nell'attesa della sentenza «non ha senso» perché Berlusconi «è già stato condannato in secondo grado» e se può pensare di farla franca anche questa volta è perché «viene tenuto in vita dal pdmenoelle». ©RIPRODUZIONE RISERVATA