Israele, nuovi colloqui di pace presto liberi 82 palestinesi
GERUSALEMME La ricerca della pace coniugata ad una difesa inflessibile della sicurezza dello stato ebraico: nel centenario della nascita del leader storico del Likud Menachem Begin e all'indomani dell'annuncio della ripresa dei negoziati con i palestinesi, il premier israeliano Benyamin Netanyahu si è ieri profondamente immedesimato nella sua figura. Giocando di anticipo sui venti di fronda che già animano i compagni di partito, Netanyahu ha argomentato che la decisione di assecondare gli sforzi di pace promossi dal segretario di Stato Usa John Kerry - osteggiati dall'Iran - rientra nel solco profondo tracciato da Begin: colui il quale, il secolo scorso, non esitò a siglare storici accordi di pace con l'Egitto (e a ritirarsi dal Sinai) ma nemmeno ad incenerire a Baghdad il reattore nucleare di Saddam Hussein. Con l'apertura di trattative di pace, secondo la radio militare, Israele rilascerà 82 palestinesi che scontano pene di oltre 20 anni per aver partecipato a gravi fatti sangue. Da parte sua il capo dello Stato Shimon Peres ha telefonato al presidente palestinese Abu Mazen per rendere omaggio al suo «coraggio».