Gli azzurri a Medolla Emozioni e sorrisi nella terra del sisma
MEDOLLA (Modena) Quando Antonio Nocerino ha perso la fede nuziale segnando un gol in acrobazia sul campo di Medolla, terra d'Emilia scossa dal terremoto lo scorso maggio, ha pensato alla moglie che l'avrebbe maledetto. Ma alla fine di un'altra giornata di emozioni e impegno sociale della Nazionale di Cesare Prandelli, l'anello gli è stato riportato da uno dei 2.220 terremotati accorsi allo stadio del piccolo Comune alle porte di Modena. L'azzurro ha tirato un sospiro di sollievo. E soprattutto ha realizzato di esser venuto qui per regalare qualcosa, e di aver invece sopratutto ricevuto. «Avevamo bisogno di questo bagno di emozione: noi abbiamo mantenuto la nostra promessa, ora speriamo che lo facciano tutti», il messaggio di ricostruzione lanciato allo Stato da Cesare Prandelli, il ct che ha riavvicinato la Nazionale alla gente con gioco, qualche risultato e anche con l'attenzione ai problemi quotidiani. Sabato la presenza sul campo di Rizziconi sequestrato alla 'ndrangheta, ieri un pomeriggio nella terra colpita dal sisma, dove gli sfollati sono ancora circa tremila. Oggi, forse a novembre, un passaggio a Quarto, su un altro impianto sottratto all'antiracket. Un campo di calcio è uno dei pochi posti dove non aver paura, quando la terra trema. Ma la piccola tendopoli a qualche metro dallo stadio di Medolla ha ricordato a tutti gli azzurri che non basta sentirsi al sicuro per vivere lontano dal mondo. C'era Silvio, l'amico volontario di Don Ivan, morto nella Chiesa di Rovereto di Novi per portare in salvo la statua della Madonna. C'erano i colleghi dei quattro operai morti sotto il tetto dell'Haemodinamic, una delle perle del distretto biomedicale tra Mirandola e Medolla. C'erano tante storie minime, fatte di dolore e rinascita. Per contenerle tutte, la Federcalcio a sue spese aveva fatto allestire tribune provvisorie per ampliare fino a 2.200 la capienza dello stadio, riempito dagli inviti di Provincia e Comune. Intanto sono stati avviati i primi due progetti di ricostruzione, una palestra ex novo a San Possidonio e il ripristino del centro sportivo di Mirandola. Circa 500.000 euro di pronto intervento, tra contributo Figc e quota che ciascun azzurro a sua discrezione verserà dal premio dell'Europeo. «L'Emilia è ancora scossa, diamoci una mossa», recitava uno striscione. «Questa gente avrebbe tutti i motivi per piangersi addosso, invece guarda al futuro e sorride: è un esempio per tutta l'Italia - sentenzia il capitano azzurro, Gigi Buffon - Noi calciatori siamo fortunati, e anche se ci considerano spesso superficiali e privi di valori, abbiamo la sensibilità di stare vicini a chi soffre. In questo caso, anche con un gesto concreto». Tutti gli azzurri erano a Parma il 29 maggio, quando la seconda scossa colpì l'Emilia «Mai capitata una cosa del genere, la ricordo ancora ora - sottolinea Andrea Pirlo - Erano le 9, ho sentito ballare il letto della stanza sotto di me e ho pensato che De Rossi me lo stesse spostando per scherzo: poi ho visto che dormiva, e sono scappato via». Ieri l'Italia è tornata. «L'abbiamo fatto per i bambini e la loro felicità - ricorda Prandelli - E poi questa gente, sorride e spera: persone così positive ti aiutano, anche nelle tue piccole difficoltà». Tra tanti bambini, in una festa di famiglie, c'era anche Denise, 10 anni, colpita da un proiettile vagante nel milanese durante i festeggiamenti per Italia-Germania dell'Europeo. E oggi ospite della Nazionale in panchina.