Riforme, lo strappo di Berlusconi

di Maria Berlinguer wROMA Rischia di saltare il tavolo delle riforme istituzionali. Silvio Berlusconi si sarebbe rimangiato l'accordo con Bersani e Casini per fare la riforma del sistema elettorale e le riforme istituzionali. E' quanto denuncia il presidente dei senatori Udc, Gianpiero D'Alia, commentando l'ostruzionismo dei parlamentari Pdl in commissione Affari Costituzionali. Proprio nello stesso giorno in cui la Camera approva, con una maggioranza assai risicata, i tagli del 50% dei rimborsi elettorali ai partiti. Il Cavaliere annuncia per oggi una conferenza stampa con Angelino Alfano durante la quale lancerà l'idea di un'assemblea costituente per il semipresidenzialismo e il doppio turno alla francese. Quasi una riedizione della bicamerale con Massimo D'Alema, poi fatta fallire proprio da Berlusconi. E Fabrizio Cicchitto precetta, via sms, tutti i parlamentari del Pdl perchè assistano all'evento. Ma nella strana maggioranza di ABC torna un clima di sospetto. Udc e Pd temono che il Cavaliere faccia saltare il tavolo. Tanto che chiedono, in attesa di verificare il gioco del Cavaliere, di mettere in sicurezza, stralciandole dal testo, le norme appena approvate sulle riduzione del numero dei parlamentari. «Invoco un chiarimento politico da parte del Pdl: dicano a che gioco stanno giocando, noi manteniamo la nostra lealtà nei confronti del patto ma se questa lealtà non viene corrisposta, non possiamo sconfinare nella dabbenaggine», attacca Anna Finocchiaro, capogruppo Pd al Senato. «Il Pdl si è rimangiato l'accordo sulle riforme costituzionali?», chiede D'Alia, preoccupato per l'ostruzionismo del Pdl e per l'ennesima riforma epocale annunciata da Berlusconi. Alle prese con un partito ormai in preda alle correnti. Con gli ex di An che replicano per le rime a chi come Galan chiede l'azzeramento del vertcie del partito. «Se non ci vogliono siamo pronti a uscire», dice Ignazio La Russa. Ma oggi Berlusconi potrebbe anche annunciare un "direttorio" a 5 che affiancherebbe Alfano con Lupi, Fitto, Gelmini, Frattini e Meloni. Intanto alla Camera è passata tra le molte assenze la norma che ha ridotto il rimborso elettorale dei partiti. In aula c'è stato il pieno di assenze. I voti favorevoli sono stati 291, 78 i no e 17 gli astenuti. Ben al di sotto della quota di 316, maggioranza assoluta della Camera. La notizia è nelle assenze: nel Pdl 17 deputati erano in missione, 93 gli assenti ingiustificati. Nel Pd 1 deputato era in missione, 32 non hanno partecipato al voto. Molti assenti anche tra gli onorevoli di Fli (11), e Udc (14). Intanto dopo Bersani è Casini nel mirino di Grillo che lo attacca per aver proposto un emendamento grazie al quale solo i partiti che hanno uno statuto (il Movimento 5 stelle non ce l'ha) posso avere rimborsi. «La febbre terzana che ha colpito Bersani che sproloquia di non vittoria ha colpito anche Azzurro Caltagirone, in arte Casini», scrive sul suo blog Grillo. «Invece di tagliare i loro contributi di un miliardo di euro li tagliano a M5S che non li vuole. Geniale. Per Grillo quello di Casini è un autogol, una mossa alla Tafazzi, avverte il comico genovese ricordano di aver già rifiutato in passato il rimborso elettorale per un milione e 700mila euro per le regionali. M5S rifiuterà anche il rimborso per le politiche. ©RIPRODUZIONE RISERVATA