Nuovi negozi, il saldo adesso è positivo
di Mariateresa Bellomo wIVREA Riflettori accesi sul commercio. Tra luci e ombre qualche spiraglio in più si sta aprendo nel settore che prova a riprendere fiato. Nonostante le vendite, nel 2011, siano calate del 30% rispetto all'anno precedente, un segnale chiaro e forte di vitalità arriva dal comparto. Il saldo tra nuove aperture e chiusure degli esercizi è, infatti, decisamente positivo ed ha registrato un aumento di 14 unità. Tra il 31 dicembre 2010 ed il 31 dicembre 2011 le attività commerciali sono passate da 697 a 711. Una curiosità prevale su tutte: bar, ristoranti, gastronomie, pizzerie ovvero i locali di pubblico esercizio impegnati nella somministrazione di cib, bevande ed alimenti, non solo non hanno registrato cessazioni, ma, al contrario, ben 10 nuove aperture con 16 esercizi del settore che hanno cambiato gestione. Bar, ristoranti, pizzerie, gastronomie sono quindi passate da 158 a 168; sommandole ai 711 negozi vuol dire che le attività sfiorano le 900 unità. Anche se si considerasse una media di due addetti per ogni esercizio, questo significherebbero che il settore impiega quasi 2000 persone impiegate in questo settore. «Un dato interessante considerata la situazione occupazionale del territorio» commenta l'assessore al Commercio Elisabetta Ballurio.. Che sottolinea anche: «I problemi di liquidità frenano molti operatori commerciali nella decisione di investire nelle loro attività, mentre purtroppo e, paradossalmente, investire in termini di immagine, prodotto e servizio, sarebbe fondamentale per continuare ad essere attrattivi in un comparto con così tanta offerta». Antonella Pasquale, responsabile di Confesercenti Ivrea e Canavese, invece, osserva: «Purtroppo c'è stato un trend negativo nelle vendite nell'anno passato, calate del 30%, che si è riprodotta fedelmente anche in questi primi mesi dell'anno. Per questo come associazione di categoria avevamo proposto una sospensione dello strumento accertativo legato agli studi di settore. Questo proprio in virtù dello stato di crisi del commercio. Appello che non è stato colto dall'Agenzia delle Entrate. Quando gli esercenti dovranno presentare la dichiarazione dei redditi le aziende avranno due possibilità o adeguarsi agli studi di settore, dichiarando di avere incassato di più rispetto a quanto avvenuto effettivamente o essere passibili di verifica fiscale e sanzione in caso di incassi inferiori a quelli potenziali». «Bisogna invertire la tendenza - continua Pasquale - e introdurre delle misure per accrescere anche le possibilità economiche delle persone, in modo che possano spendere. Magari defiscalizzando la quattordicesima di giugno o, per quanti non ne hanno diritto, lo stipendio o la tredicesima . Solo attraverso una minore imposizione fiscale alle famiglie e maggiori garanzie di accesso al credito per gli imprenditori, il commercio potrà risollevarsi. Quello che chiediamo è una maggiore attenzione al commercio, perché il futuro non ci faccia più paura». ©RIPRODUZIONE RISERVATA