Morto nel garage, il pm apre inchiesta
CALUSO Resta ancora avvolta nel mistero la morte di Alessandro Bertolo, 34 anni, di Caluso, trovato cadavere dallo zio in un garage di via San Clemente, che era diventato il suo rifugio, la scorsa domenica. L'ora esatta della morte, e soprattutto cosa l'abbia provocata, potranno solo essere chiarite dall'autopsia che dovrebbe essere eseguita questa mattina, mercoledì, al centro di medicina legale di Strambino (i funerali si terranno domani, giovedì, alle 15 nella chiesa parrocchiale di Caluso). Per il momento le certezze sono due: che la procura di Ivrea ha aperto un fascicolo d'inchiesta senza formulare per il momento nessun capo d'accusa. E che accanto al corpo di Bertolo sono state trovate delle scatole vuote di farmaci. Da qui l'ipotesi che il cuore del giovane possa essersi fermato a causa dell'assunzione di un cocktail micidiale di farmaci e di alcool. Ma non è da escludere che la morte sia avvenuta per cause naturali aggravate dall'assunzione di farmaci. A trovarlo, già privo di vita riverso sul pavimento del garage, era stato lo zio, Sergio Compagno. Ma a dare l'allarme era stata la mamma, che dalla sera precedente non riusciva più a mettersi in contatto con il figlio. La donna, che lo aspettava per il pranzo della domenica, verso l'una, si era recata presso il garage dove Alessandro era solito rifugiarsi, ma non era riuscita ad aprirlo. Così aveva chiamato il nipote, che con l'aiuto di un conoscente aveva sfondato la porta per poi trovarsi davanti la terribile immagine del giovane riverso sul pavimento. Immediati i soccorsi, ma per il povero Bertolo, con ogni probabilità già morto da alcune ore, non c'era più nulla da fare. Dopo un primo esame da parte del medico legale, il corpo di Bertolo veniva trasferito a Strambino. Sul posto anche i carabinieri della stazione di Caluso che provvedevano al sequestro dei farmaci. Intanto, in attesa di far luce sugli ultimi istanti di vita del giovane, resta il dolore della famiglia, della mamma, degli zii e dei cugini. Una famiglia conosciuta, stimata da tutti, che faceva il possibile per aiutare l'esistenza tormentata del povero Alessandro. «Era un ragazzo molto sensibile - racconta una zia – che non si era mai ripreso dalla morte del padre, avvenuta qualche anno fa, e con cui viveva in una sorta di simbiosi. Ultimamente, però, sembrava essere migliorato. Accettava le cure ed era seguito dal centro di igiene mentale di Caluso. Quel garage era diventato il suo rifugio, ci andava spesso nonostante potesse disporre di due alloggi di proprietà in cui vivere. Ma in quei pochi metri quadrati, placava le sue ansie, le sue paure che non riusciva a vincere». Lydia Massia ©RIPRODUZIONE RISERVATA