Escort e ricatti, si riparte Berlusconi teste a Roma
di Natalia Andreani wROMA Dai magistrati di Napoli aveva rifiutato di andare, nel timore di ritrovarsi indagato, incastrato dal gioco di una procura ritenuta ostile. Ma ora che l'inchiesta sul presunto ricatto è stata divisa in due ed è migrata in parte a Bari e in parte a Roma, il premier Silvio Berlusconi potrebbe presentarsi ai magistrati della capitale che indagano sulla presunta estorsione commessa nei mesi scorsi da Gianpaolo Tarantini e Valter Lavitola. E che certamente lo ascolterebbero come parte lesa. La convocazione del premier, secondo voci che si sono rincorse a piazzale Clodio per tutta la giornata di ieri, sarebbe imminente. Fiducia permettendo, potrebbe essere questione di ore. L'interrogatorio di Tarantini, invece, sarebbe già fissato per oggi e stando alle anticipazioni l'imprenditore barese sarebbe intenzionato a rispondere alle domande del pm sui 500mila euro incassati. Nel frattempo, le speranze di Valter Lavitola di vedersi revocato il mandato di arresto, circostanza che gli avrebbe consentito di interrompere la latitanza all'estero, sono sfumate nel giro di 24 ore. Sconfessando la richiesta della procura, il gip del tribunale di Bari, Sergio Di Paola, ha infatti ritenuto più che sussistenti gli indizi di colpevolezza raccolti a carico del faccendiere coinvolto nell'inchiesta Tarantini. E ieri mattina ha restituito gli atti al procuratore aggiunto Pasquale Drago il quale, nel giro di poche ore, ha provveduto ad inoltrare il provvedimento in cui viene chiesta la conferma della misura cautelare. Il verdetto del gip è atteso entro domenica, giorno in cui scadono i termini per la custodia. Ma l'esito appare scontato se, come sembra, il gip ha condiviso l'impostazione offerta dal Riesame di Napoli che ha derubricato l'estorsione, inizialmente contestata a Lavitola ,nell'ipotesi di reato prevista dal articolo 377del codice penale: induzione a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria in cambio di denaro o altre utilità. Va da sè che Lavitola avrebbe commesso il reato su Tarantini in concorso con Silvio Berlusconi e nell'interesse dello stesso Cavaliere (che in questo filone potrebbe presto trovarsi a sua volta indagato). Disponendo la scarcerazione di Tarantini e confermando l'arresto per Lavitola i giudici del Riesame avevano definito l'ex direttore dell'Avanti un personaggio «spregiudicato», dalla «personalità allarmante» e in grado «di continuare a delinquere pur trovandosi dall'altro capo del mondo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA