Cade il condono, si tratta sulle pensioni

di Maria Berlinguer wROMA La parola d'ordine è approvare la manovra e farlo in fretta. E' quanto ripete ai suoi Silvio Berlusconi, dopo l'ennesimo crollo di piazza Affari. Il premier è convinto, con Paolo Romani, che la manovra non sia responsabile del nuovo disastro della borsa. Ma teme che ritardi e ostacoli all'approvazione del testo potrebbero far precipare la situazione. Il Cavaliere sta facendo pressing sulla Lega per convincere Bossi che una stretta sulle pensioni di anzianità non è rinviabile. In ogni caso ha dato ad Angelino Alfano mano libera su come gestire il dissenso dentro il Pdl. Sarà il segretario a decidere, previa consultazione con Berlusconi, se salvare o meno gli emendamenti dei frondisti di Guido Crosetto. Se il dissenso non rientrerà, tornerà buona la pratica della fiducia, pensa il premier. Lo scudo bis? «E' una realtà virtuale che non c'è nella manovra». Così il ministro leghista Roberto Calderoli smentisce l'ipotesi di un nuovo condono fiscale del governo, seguito a ruota da dal ministro dello Sviluppo, Paolo Romani che certifica: «Non è allo studio del governo». Ma l'ipotesi scatena la dura reazione delle opposizioni e del segretario del Pd. «Noi ci opporremo all'ennesimo scandalo con ogni mezzo a disposizione» scrive nel suo blog Pier Luigi Bersani. «Siamo in una tempesta e la barca è senza timoniere, anche questa manovra è già figlia di nessuno». Per il segretario la temperatura è molto alta e «basta una scintilla perchè queste cose possano sfociare in ribellismo». «Bersani è davvero inquietante quando arriva a delegittimare la potestà del governo a fare manovre economiche incisive e quando parla di clima pericoloso nel Paese», replica Fabrizio Cicchitto. «Per usare una espressione tratta da un lessico a lui conosciuto, possiamo dire che quella di Bersani è una esercitazione del tutto avventurista, di per sè pericolosa», aggiunge il capogruppo del Pdl. «E' Cicchitto il vero irresponsabile perchè non vede una situazione sotto gli occhi di tutti», controbatte Stefano di Traglia, del Pd. Scudo o non scudo, è nel Pdl il clima più arroventato sulla manovra. Umberto Bossi da Calalzo di Cadore fa quadrato intorno a Tremonti. Ribadisce il no a toccare le pensioni ma ammette: servono più soldi per i Comuni. Renato Brunetta però insiste. «Bisogna riformare il sistema pensionistico per dare equità», dice il ministro della Pubblica amministrazione per il quale la manovra «è una grande occasione». «La manovra va cambiata radicalmente perchè frutto di un compromesso, peraltro inefficace», chiede Giorgio Stracquadanio, leader con il sottosegretario Crosetto dei frondisti, una ventina di parlamentari del Pdl decisi a riscrivere in Parlamento la manovra targata Tremonti. Come Brunetta anche loro insistono sulla necessità di partire dalle pensioni. I frondisti daranno battaglia anche sul contributo di solidarietà, il prelievo forzoso dai redditi sopra i 90mila euro. «Questa manovra se rimarrà piena di tasse sui solito noti rischia di fallire l'obiettivo di convincere i mercati», spiega Santo Versace, anche lui fra i ribelli. E c'è poi la numerosa pattuglia dei parlamentari vicini all'ex ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, anche lui molto critico sul decreto anticrisi che tra l'altro cancellerebbe la provincia di Imperia, suo feudo da sempre. Silvio Berlusconi ha promesso che non metterà la fiducia sulla manovra. E' stato il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, a chiedergli di cercare la più larga intesa parlamentare sul provvedimento, ancora prima che analoga richiesta fosse formulata dall'Unione europea. Una promessa che sarà difficile mantenere quando martedì la manovra comincerà il suo iter in commissione Bilancio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA