Sexgate, carte in Parlamento
ROMA. Sono da stamattina al vaglio della giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio le carte dell'inchiesta milanese sfociata nella richiesta di giudizio immediato per Silvio Berlusconi che ancora non sa se andare o non andare a difendersi davanti ai pm.
Gli atti sono approdati in Parlamento per superare il diniego alla perquisizione dei propri uffici opposta da Giuseppe Spinelli, fiduciario del Cavaliere in diverse società della holding di famiglia. Ma questo primo passaggio dovrebbe consentire di avere il panorama delle «prove evidenti» che la procura del capoluogo lombardo è certa di avere raccolto a carico del premier: tanto certa da esporsi al punto di chiederne il processo con rito immediato per i reati di concussione e sfruttamento della prostituzione minorile.
La procura ha spedito al Cavaliere un invito a comparire per essere interrogato, in un giorno a sua scelta del fine settimana, fra venerdi 21 e domenica 23 gennaio: una mossa strategica che ha ridotto gli spazi di manovra e messo in difficoltà gli avvocati del premier Niccolò Ghedini e Piero Longo.
Ancora ieri i due penalisti hanno preferito non scoprire le carte e non chiarire se Berlusconi si presenterà a palazzo di giustizia per essere ascoltato o se invece, come vogliono le indiscrezioni, darà forfait. «Nulla è ancora deciso», hanno detto ieri sera. Certo potrebbero tentare la strada del legittimo impedimento: ma nel caso del giudizio immediato a decidere sulla legittimità dell'impegno sono i Pm e appare remota la possibilità che la procura possa accogliere un rinvio visti i tre giorni - per di più festivi - messi a disposizione dell'indagato.
I Pm andranno cosi avanti e di certo l'agenda del premier tenderà a riempirsi a dismisura quando si arriverà al processo che protrebbe essere fissato per l'inizio della primavera. Per allora i legali del premier avranno organizzato la linea di difesa e c'è già chi profetizza cruenti duelli in aula. Seppellito il principio di leale collaborazione fra le parti invocato dalla stessa Corte costituzionale con la sentenza di parziale bocciatura del legittimo impedimento, gli avvocati del Cavaliere insisteranno nel chiedere il rinvio delle udienze anche a costo di tornare davanti alla Consulta. E poi ci sono le eccezioni procedurali. Ghedini e Longo, l'hanno già detto, ritengono che la prova non sia affatto evidente e che il fascicolo su Berlusconi dovesse essere comunque trasmesso al tribunale dei ministri entro 15 giorni dall'iscrizione del suo nome al registro degli indagati e senza che fossero svolti altri atti d'indagine. E poi c'è la questione della competenza territoriale su Arcore che per i legali non appartiene alla procura di Milano, ma a quella di Monza.
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Natalia Andreani