«Da Lula schiaffo inaccettabile»


ROMA. L'ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo Cesare Battisti torna in libertà. Il presidente del Brasile Lula, accogliendo le indicazioni dell'Avvocatura generale, nega l'estradizione.
Le indiscrezioni trapelate mercoledi si sono rivelate esatte anche se fino alla serata di ieri dal Brasile non era giunta la decisione ufficiale del presidente brasiliano. «Comunicherò la decisione nel pomeriggio - ha detto Inazio Lula da Silva - dopo che avrò letto le carte del procedimento e poi parlerò con voi» ha detto ai giornalisti. Secondo le notizie che riportano i siti brasiliani, l'Avvocatura generale ha raccomandato al presidente di non concedere l'estradizione di Battisti, condannato in Italia a quattro ergastoli, in base all'articolo 3 del trattato bilaterale tra i due Paesi. «Il presidente brasiliano - si legge nel parere - può rifiutarsi di estradare Battisti se convinto che la persona ricercata potrebbe essere molestato e oggetto di discriminazioni razziali, religiose, sessuali, sulla base della nazionalità, della lingua o per le sue opinioni politiche». Se, come sembra scontato, Lula accoglierà il parere dell'Avvocatura concedendo lo status di rifugiato politico all'ex Pac, la decisione potrebbe essere pubblicata oggi stesso sulla Gazzetta Ufficiale consentendo quindi il rilascio di Battisti, in carcere dal 2007, che comunque non avverrà prima di febbraio, dopo il mese di ferie del Tribunale supremo federale.
Italia compatta sul fronte politico nel condannare l'orientamento del presidente del Brasile, con sfumature diverse. Il ministro degli Esteri Frattini non commenta, ma intanto dalla Farnesina escono documenti per dimostrare quanto il governo italiano si è speso in questi ultimi due anni, con il governo brasiliano e con l'ambasciatore, affinché fosse concessa l'estradizione. Un lungo pressing che però non è servita. Parla invece Alfredo Mantica, sottosegretario agli Esteri, che si dice «allibito», confermando che l'Italia potrebbe ricorrere alla Corte Suprema. «Battisti è un lurido vigliacco che ha anche ridotto in sedie a rotelle un allora quindicenne e che per salvarsi dopo aver goduto di altolocate protezioni, si è inventato la persecuzione politica, il timore di una presunta incolumità fisica in Italia». Da Palazzo Chigi arriva una nota anche per smentire che Berlusconi abbia mai sottovalutato di fronte al presidente del Brasile la vicenda dell'estradizione. «L'ultimo atto ufficiale - dice la nota - di una lunga serie è stata la convocazione, il 21 dicembre scorso a Palazzo Chigi, dell'ambasciatore del Brasile a Roma, Josè Viegas Filhom, dal sottosegretario Letta». Insomma, di fronte alle critiche dei familiari e delle associazioni delle vittime, il governo si difende, e da più parti minaccia che questo atto «avrà conseguenze». Lula replica: «Non esiste rappresaglia dell'Italia. Il Brasile è sovrano. Abbiamo già raggiunto la maggiore età, ognuno fa quello che vuole, noi rispetteremo sempre la decisione di una nazione sovrana».
Il Pd intanto lancia un appello a Lula: «Ci rivolgiamo all'uomo di sinistra perché pensiamo che nessun principio garantista e nessuna salvaguardia dei diritti universali dell'uomo può giustificare l'eventuale non concessione dell'estradizione per il terrorista Cesare Battisti».

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Paolo Carletti