Berlusconi chiede la fiducia sul governo
ROMA.«Serve chiarezza». Davanti al rischio di non poter raggiungere la soglia dei 316 voti senza i finiani, Silvio Berlusconi si gioca il tutto per tutto e prova a blindare la maggioranza con il voto di fiducia. Una fiducia che sarà chiesta con un appello alla «responsabilità nazionale» e che dovrebbe essere votata anche dai deputati di Futuro e Libertà. Italo Bocchino apprezza il gesto e parla di un passo avanti sulla strada dell'intesa. «Chiedere la fiducia significa rinunciare all'autosufficienza ed è esattamente quello che volevamo dal presidente del consiglio» spiega il presidente dei deputati finiani, che ufficialmente resta su una posizione attendista: «Il nostro voto dipenderà dai contenuti del documento...».
La decisione di blindare il discorso del premier con la fiducia è stata presa ieri a dai vertici del Pdl riuniti a palazzo Grazioli ma il formale via libera arriverà oggi dal consiglio dei ministri che si riunirà in mattinata. Nell'attesa della conta che ci sarà nell'aula di Montecitorio a partire dalle 19, il premier lima il documento in cinque punti (giustizia, federalismo, immigrazione, Mezzogiorno e sicurezza) che dovrebbe consentire al governo di andare avanti ancora un po'. Ci saranno forzature? I fedelissimi del Cavaliere lo escludono. «Il presidente del consiglio farà un discorso alto e programmatico, senza provocazioni» assicura il ministro degli Esteri, Franco Frattini. «Non verrà trattato l'argomento delle intercettazioni» aggiunge il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli.
Berlusconi, insomma, rinuncia a forzare la mano. Perché? A pesare sulla decisione del premier, che vuole stanare i suoi avversari interni e punta a recuperare il voto dei moderati di centrodestra e centrosinistra, c'è stata anche l'intenzione del gruppo di Futuro e Libertà di presentare una propria risoluzione. Ipotesi che aveva preso corpo dopo il no del Cavaliere alla richiesta dei finiani di un vertice con Pdl e Lega per discutere le eventuali «novità» da illustrare in Parlamento. «E' evidente che non possiamo votare qualcosa che non abbiamo discusso» spiegavano nei giorni scorsi i «falchi» Granata e Briguglio. Berlusconi ha rinunciato al braccio di ferro? Chi gli ha parlato, assicura che oggi farà un discorso dai toni alti, parlerà del paese e della necessità di completare le riforme a cominciare dalla giustizia, come promesso agli elettori. Ma non parlerà di processo breve. Ed è difficile immaginare che possa tornare a chiedere la testa di Gianfranco Fini.
Berlusconi dirà che vuole andare avanti perché glielo chiedono gli italiani e quindi ha il «dovere» di governare. Ma dirà anche che se non ci sono i voti per proseguire, è pronto ad andare alle elezioni anticipate. E la responsabilità sarebbe di chi gli ha negato la fiducia. I finiani e i parlamentari dell'Mpa sono avvertiti. «La decisione di porre la fiducia deriva proprio dal fatto che senza Mpa e finiani, Berlusconi non raggiunge quota 316» assicura Aurelio Misiti che è uno dei cinque deputati del partito di Raffaele Lombardo. A dare un po' di ossigeno al Cavaliere ci hanno pensato ieri 7 deputati (5 dell'Udc e 2 dell'Api) passati al gruppo misto e intenzionati ad appoggiare la maggioranza. Quella della fiducia sarà una battaglia all'ultimo voto. Il verdetto arriverà in serata. Sulla carta, la fiducia dovrebbe passare con 350 voti. Ma il condizionale è d'obbligo perchè in questa cifra sono compresi i 34 deputati di Futuro e Libertà (il presidente della Camera non vota) e i 5 deputati dell'Mpa.