In piazza contro il «silenzio di Stato»


ROMA. La stampa chiamata a raccolta dalla sua Federazione protesta compatta per dire «No al silenzio di Stato» con cui la vuole imbavagliare il ddl sulle intercettazioni. E per smobilitare l'opinione pubblica contro la 'legge-bavaglio" scendono in piazza insieme ai giornalisti anche politici, attori, personaggi dello spettacolo, intellettuali, associazioni e movimenti della società civile.
Un lungo pomeriggio di interventi, musica e dichiarazioni a margine, tra sventolii di bandiere e uomini cartellone: piazza Navona è stracolma già dopo un'ora dall'inizio della manifestazione, fissato per le 17, mentre si protestava anche in altre città, da Torino a Bari, da Palermo a Padova. Il caldo soffocante del primo giorno di luglio non ha fatto desistere la folla che sotto il sole aspetta di sentire ancora una volta cosa rischiano i cittadini se la libertà d'informazione venisse limitata per legge. Un gruppetto dei Verdi esibisce fiero uno strisicone a forma di bavaglio e tutti imbavagliati si fanno fotografare, nel retro palco l'attrice Ottavia Piccolo anticipa qualcosa sulla lettura che farà più tardi, mentre è l'inno di Mameli ad aprire ufficialmente la protesta condotta da Tiziana Ferrario, la giornalista del Tg1 'epurata" dal video dal direttore Augusto Minzolini.
«Oggi si inaugura la giornata della resistenza civile del 21 secolo che mai avremmo pensato di inaugurare - afferma Franco Siddi, segretario della Federazione nazionale della stampa promotrice dell'iniziativa - Il ddl intercettazione è squilibrato e ingiusto. La nostra battaglia andrà avanti, anche usando armi di disobbedienza civile, perchè le leggi sbagliate non si rispettano». Quando a prendere la parola è Roberto Saviano, seguito anche sul palco dalla scorta, la piazza lo applaude a lungo. «C'è un grande fraintendimento in questa vicenda - spiega l'autore di 'Gomorra" - Non è vero che questa legge difende le telefonate tra fidanzati, il suo unico scopo è impedire di conoscere ciò che sta accadendo, che il potere venga raccontato. La privacy che vogliono proteggere è quella degli affari, anzi dei malaffari».
Il ddl sulle intercettazioni approderà in aula il 29 luglio e l'opposizione promette battaglia: «Il Pd sta facendo tutto il possibile contro questo provvedimento. Lo ha fatto al Senato e lo farà ancor di più alla Camera», sottolinea Walter Veltroni, mentre l'ex ministro delle Telecomunicazioni, Paolo Gentiloni, bolla il disegno di legge come una «follia che indebolisce la magistratura e le forze dell'ordine». Quando nella piazza capitolina non si può più nemmeno circolare e perfino l'aria è ferma, intervengono sul palco il premio Nobel Dario Fo e la cantante Fiorella Mannoia. Sanno di sfottò le parole dell'attore che riferendosi al premier Silvio Berlusconi, dice: «E' un uomo che sta perdendo i colpi, che viene tradito anche da chi ha più vicino. Siamo solidali, aiutiamo un uomo perduto, ignoriamolo». Si unisce «allo sdegno cittadino» la Mannoia che «ai parlamentari, a tutti gli schieramenti, all'opposizione, ai finiani» chiede di non far approvare «questa legge vergognosa». Stefano Rodotà, l'ex garante della Privacy, ha ringraziato il presidente Napolitano - a lungo applaudito dalla folla - «per la sua sobria e decisa dichiarazione con cui dice che questa legge non può essere approvata». Tra i partecipanti, anche il leader dell'Idv Antonio Di Pietro, Piero Fassino, Nicola Zingaretti, il vice presidente del Senato, Vannino Chiti.

Annalisa D'Aprile