La rabbia dei cassintegrati Sferal, «I sindacati ci considerano già fuori»

CALUSO. Si sentono, traditi, presi in giro, abbandonati dal sindacato che dovrebbe tutelarli. Vogliono delle risposte. Chiedono di poter tornare a lavorare, cosi come era previsto dall'accordo, siglato in sede ministeriale nel gennaio del 2007. Soprattutto non possono continuare a vivere con uno stipendio di 750 euro al mese.
Loro sono i centocinquanta lavoratori e lavoratrici della Sferal di Caluso, riuniti dall'anno scorso in un ‘comitato dei cassintegrati Finmek e CPG', che aspettano ancora di rientrare in fabbrica. «L'accordo - si sfoga un gruppo di loro — prevede il totale riassorbimento dei lavoratori entro il febbraio 2009. Invece come è noto, ma molti se lo scordano, per noi il rientro in fabbrica, sembra ormai essere diventato un miraggio. Ci è stata prorogata la cassa integrazione straordinaria, un ammortizzatore che l'azienda ha richiesto sia prolungato sino al 2012».
La richiesta, almeno per il momento ha incontrato però l'opposizione delle organizzazioni sindacali. «É vero – prosegue il gruppo di lavoratori –, ma noi continuiamo a restare fuori. A vivere con 750 euro al mese, con i mutui e le bollette da pagare, con i figli da mandare a scuola. Senza la minima certezza per il futuro. Senza avere risposte, Con un sindacato sia territoriale che interno, di fabbrica, che ci ha messo da parte. Come se fossimo già fuori e per sempre dalla fabbrica. Eppure noi abbiamo lottato, siamo scesi in piazza, abbiamo protestato per difendere l'occupazione di tutti, per salvare la ‘nostra' fabbrica. Un impegno che non è stato ricambiato. Sono tre anni che aspettiamo. Assurdo. Inoltre siamo venuti a conoscenza del fatto che l'azienda, nonostante abbia richiesto, ed ottenuto un periodo di cassa integrazione ordinaria, ultimamente farebbe ricorso agli straordinari. Perché nessuno protesta? Il sindacato che ci dovrebbe tutelare e al quale siamo iscritti da vent'anni, dove è finito? Da che parte sta»?
Interrogativi pesanti ai quali dà una risposta Federico Bellono, funzionario Fiom del Canavese che, dal canto suo, fin dalla sigla dell'accordo che segnava la cessione di Finmek e CPG alla neo società Sferal, aveva sempre espresso perplessità, soprattutto in merito al piano industriale: 'andrà monitorato e sostenuto per verificarne sul campo l'affidabilità".
Anche per le altre sigle sindacali la vicenda Sferal va inquadrata in una situazione aziendale di estrema delicatezza. «Mi rendo conto che la situazione di quei lavoratori monoreddito — è molto precaria – ribadisce Bellono — ed il sindacato ha sempre posto all'attenzione dell'azienda questi casi, ma alla fine prevalgono scelte di tipo tecnico-professionale. Non vorrei che qui si scatenasse una guerra tra poveri e che si perdesse di vista il problema di fondo. Ovvero il futuro produttivo dello stabilimento che non naviga certo in buone acque».
Del resto forti preoccupazioni erano state espresse fin dalla costituzione del ‘comitato cassintegrati'. Scriveva in una nota dell'anno scorso, poi diffusa nel corso di un incontro presso l'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte Paolo Anzolin, coordinatore del comitato: «Il piano industriale presentato dall'azienda, subito dopo l'acquisto e la fusione delle due fabbriche di via Martiri stenta a decollare: le attività che avrebbero dovuto integrare la storica produzione di stampanti nel sito calusiese non sono partite, e i dubbi sulla loro implementazione aumentano di giorno in giorno. Il piano dei rientri si è stoppato a marzo, e da allora, invece di proseguire nell'opera di reinserimento prevista nell'accordo del febbraio 2007, l'azienda ha provveduto a collocare ripetutamente in cassa integrazione i lavoratori già riassunti (sono 150). Tutto questo non è giustificabile. Non è accettabile che 150 lavoratori vengano espulsi in questa maniera, e soprattutto che la cosa avvenga in questo clima di ineluttabilità».
Lydia Massia