Olivetti, nuova cura dimagrante Presentato il piano industriale Chiude Agliè, 260 in esubero

IVREA. Olivetti presenta il piano industriale. E' una riorganizzazione — l'ennesima — che riduce ulteriormente il perimetro di attività, chiude definitivamente uno stabilimento (quello di Agliè) e porta l'azienda sotto la soglia dei mille dipendenti. Il primo incontro con le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici è stato giovedi mattina, nella sede di Confindustria Canavese.
Oggi, lunedi, ci saranno le assemblee a Ivrea, Agliè e Scarmagno mentre domani, martedi, toccherà allo stabilimento di Arnad, in valle d'Aosta. Parlando di numeri, il vicepresidente esecutivo di Olivetti Francesco Forlenza e il responsabile delle risorse umane Salvatore Coi hanno spiegato che Arnad passerà dai trecento ai duecento dipendenti e Agliè sarà chiuso dalla primavera prossima. Gli esuberi, complessivamente, sono duecentosessanta. Per 180 lavoratori, Olivetti immagina un anno di cassa integrazione straordinaria e un corso di formazione prima del passaggio ad Advalso, società controllata al 100% dall'azienda di Ivrea che, a Scarmagno, si occuperà di servizi per conto di Telecom Italia. Per gli altri lavoratori, invece, si immagina mobilità volontaria in accompagnamento alla pensione per quelli che ne avranno i requisiti o vorranno lasciare l'azienda.
La Fiom, per bocca del suo segretario provinciale Giorgio Airaudo, parla di «eutanasia della missione industriale dell'Olivetti che, in modo beffardo, avviene proprio nell'anno del centenario». Airaudo lancia un affondo: «Sulla Olivetti, in questi anni, hanno speculato in tanti, ma si sono perse una dopo l'altra tutte le occasioni di rilancio». Indirettamente, gli risponde il presidente di Telecom Italia Gabriele Galateri, intervenuto all'iniziativa per il centenario della Olivetti organizzata dalla Fondazione a Torino e Milano, nella mattinata di venerdi. «In un momento in cui si parla di riorganizzazione del gruppo — ha detto Galateri — stiamo lavorando per dare un futuro a Olivetti, magari un po' diverso, ma sempre un grande futuro. Oggi Olivetti non è più una società quotata, è posseduta al 100% da Telecom, ha 1200 dipendenti e 350milioni di fatturato. Telecom intende affidarle i prodotti e i servizi della Ict per le piccole e medi imprese. Olivetti ha un ruolo importante: c'è il marchio, ci sono le competenze professionali, la capacità distributiva e tecnologica».
L'ennesima riorganizzazione Olivetti prevede l'abbandono del segmento di produzione degli apparecchi funzionali, sui quali si erano concentrati ingenti investimenti tre anni fa, e il concentramento di quel che rimane dell'attività in tre poli. In estrema sintesi: a Palazzo Uffici si concentrerà il progetto, ad Arnad la produzione di testine a getto di inchiostro, settore dove Olivetti detiene un importante brevetto. A Scarmagno, invece, si concentra quello che viene chiamato il polo dei servizi, ovvero le attività che, come già accade per le tre aziende nate dopo la ristrutturazione del 2002, operano per conto di Telecom Italia. Sul futuro, la dirigenza ha informato il sindacato che intende sviluppare applicazioni per la tecnologia delle testine a getto di inchiostro nei settori del tessile e bio-medico. Si è detto che sono in corso contatti interessanti, ma i tempi non sono ancora maturi. Il sindacato resta molto critico. Per proseguire il confronto con Olivetti è già stato fissato un nuovo incontro per martedi 4 novembre. Federico Bellono, funzionario Fiom, parla di un piano «deludente, con la dispersione di un enorme patrimonio industriale e tecnologico». Donato Spinazzola, segretario Fim, sottolinea: «Con questo piano si chiude una fase storica della Olivetti in Canavese. Sul nostro territorio non ci saranno più produzioni. Forlenza ci ha presentato dei dati non pomposi e vedremo come si procederà con gli obiettivi industriali. Per quanto ci riguarda, nessun lavoratore dovrà restare senza occupazione». E anche su questo punto concorda Alberto Mancino, segretario Uilm: «Le condizioni di questa riorganizzazione vanno discusse in profondità». Più disincantato, invece, il suo commento sul piano industriale: «Ne ho visti tantissimi che non sono mai andati al di là della carta. Sinceramente, Forlenza e Coi ci hanno presentato una fotografia della Olivetti che è sotto gli occhi di tutti. E' da molto tempo che Olivetti non è più l'azienda che tutti noi avevamo in mente».
Seguono con attenzione l'evolversi della situazione anche gli amministratori. Enrico Capirone, assessore al Lavoro a Ivrea, sottolinea: «Con il sindaco Carlo Della Pepa abbiamo richiesto un incontro con i vertici Olivetti che si svolgerà a giorni». Il più amareggiato è il sindaco di Agliè, Giovanni Rossi: «Ero stato avvisato il giorno prima della comunicazione ufficiale della chiusura dello stabilimento. Sto scrivendo alla Provincia e alla Regione, che ci aiutino a far si che qualche altra attività si insedi in quell'area che da sempre è un polo produttivo».
Rita Cola