«Su quei pullman color panna degli operai della Valchiusella»
Di quei pullman color panna, con la scritta 'Olivetti" sulle fiancate, dalla Valchiusella ogni giorno ne scendevano una dozzina, diretti ad Ivrea, Scarmagno e San Bernardo. Tre, quelli che partivano da Rueglio, il paese più popoloso della valle. Alle 4.30 prendevano il via i pullman degli operai del primo turno, seguiti, un'ora e mezza dopo, da quelli che portavano i dipendenti, la maggioranza, impegnati nel turno centrale. Subito dopo pranzo, era la volta dei lavoratori la cui giornata in fabbrica terminava alle 22.
Leo Bove, di Alice Superiore, ora tranquillo pensionato, quei pullman li ha guidati per una ventina d'anni. «Fui assunto dalla Olivetti nel 1967. Prima di allora ero stato alle dipendenze della Ditta Sada, naturalmente come autista, e le linee della Valchiusella le conoscevo come le mie tasche».
Il parco autobus della Olivetti a quei tempi era costituito da diciassette veicoli. «Motore Fiat - ricorda Bove - e carrozzeria Menarini e Garbarini. Certo, gli automezzi attuali sono molto più confortevoli. Trent'anni fa di aria condizionata neanche a parlarne, ed il riscaldamento a bordo non assicurava certo le prestazioni dei moderni impianti. Di certo, però, i pendolari della Olivetti erano in qualche modo orgogliosi di poter viaggiare su mezzi aziendali».
Anche perché, aggiungiamo noi, il costo dell'abbonamento era irrisorio. «Si trattava di una cifra praticamente simbolica - precisa Bove -. A fine mese il capo pullman provvedeva personalmente a versare, presso l'apposito ufficio di Ivrea, la somma raccolta tra i colleghi per il rinnovo della tessera mensile di viaggio».
Una figura preziosa, per l'autista, quella del capo pullman. Toccava a lui dare il consenso alla partenza dal capolinea, dopo aver verificato che tutti i viaggiatori fossero a bordo del mezzo. «Siamo sempre partiti in orario, senza mai aver lasciato qualcuno a piedi», assicura Leo Bove.
Per gli autisti dei pullman i disagi arrivavano con le prime nevicate di fine autunno. «Se la notte era nevicato bisognava innanzitutto spalare la neve davanti al garage per poter uscire con il veicolo e, se necessario, montare le catene», ricorda Bove. I guidatori dei pullman Olivetti, una volta giunti in autorimessa, ad Ivrea, smettevano la divisa ed indossavano la tuta da operai. C'era, infatti, da pulire e lavare gli autobus, controllarne il livello dei lubrificanti e dei vari liquidi e revisionare periodicamente gli organi sottoposti a maggiore usura. Insomma, durante la pausa tra una corsa e l'altra, l'autista si trasformava in meccanico. «E se occorreva, anche in carrozziere - puntualizza Leo Bove -. I nostri pullman, infatti, dovevano sempre essere in perfetto ordine. Anche solo in presenza di una piccola strisciatura, l'autobus non usciva dalla rimessa. Ad ogni autista, corrispondeva poi un veicolo. In pratica ciascuno di noi guidava sempre lo stesso mezzo, una sorta, per cosi dire, di pullman personale. Ciò costituiva per tutti un incentivo a conservarlo nelle migliori condizioni ed efficienza possibili».
D'inverno, il sabato e la domenica, dal piazzale del Palazzo Uffici, i pullman della Olivetti partivano alla volta di Pila, Cervinia e La Thuile con il loro carico di sciatori del G. s. r. o. iscritti ai corsi organizzati nelle stazioni turistiche valdostane. In estate, al termine dell'anno scolastico, iniziavano invece i turni alla colonie. Per chi sceglieva il mare, le mete erano Marinella di Sarzana, Marina di Massa e Donoratico. Coloro che preferivano le località montane potevano invece scegliere tra Brusson e Saint Jacques. Ovvio che i bambini viaggiassero a bordo dei pullman aziendali.
«Alla partenza ricordo il viso imbronciato dei bambini e le lacrime di qualche mamma — racconta Bove -. Al ritorno, invece, i piccoli cantavano felici per tutto il viaggio ed all'arrivo ad Ivrea, quasi non si ricordavano di salutare i genitori che li attendevano. Con il mio pullman ho accompagnato in colonia due generazioni: si, perché i bambini dei primi anni sono a loro volta diventati genitori, per cui ho avuto il piacere di portare in colonia anche i loro figli, prosegue. E mi capita spesso, quando sono in giro per Ivrea con mia moglie, continua l'ex autista, di incontrare giovani signore che si fanno incontro per abbracciami, esclamando: 'Ma non ti ricordi di quando ci portavi in colonia con il pullman?"». Delle colonie Olivetti, Leo Bove vuole sottolineare l'eccezionale professionalità dei monitori. «In nessuna colonia, neanche in quelle di altre grandi aziende di quei tempi, c'era l'organizzazione e l' assistenza che assicuravano quelle della Olivetti«,»assicura.
Il 1989 segna il capolinea, è il caso di dirlo, per il pullman Olivetti. Se nei primi anni gli autobus aziendali viaggiavano al gran completo, con la progressiva riduzione del personale i veicoli cominciarono a circolare mezzi vuoti. Una scelta antieconomica, per l'azienda, continuare a mantenere in vita il proprio parco autobus. Il trasporto dei suoi dipendenti viene allora affidato dalla Olivetti a ditte private. E lo stesso Leo Bove, che da anni già alternava la guida dei pullman alla gestione in ufficio dei vari veicoli aziendali, dalle autovetture, agli autofurgoni, ai camion, passa ad occuparsi del coordinamento dei servizi di trasporto delle maestranze effettuato dalle aziende esterne. Nel 1991 per Bove arriva poi la pensione. Ora Leo quasi si commuove, quando parla della Olivetti. «Per me, ma penso anche per tutti coloro che sono stati suoi dipendenti, l'Olivetti è stata una mamma alla quale non saremo mai abbastanza grati. Se mi sono potuto comperare una casa ed allevare dignitosamente una famiglia devo dire grazie all'azienda che mi ha dato da mangiare per ventiquattro anni», conclude.
Giacomo Grosso