Milano-Cortina, la fiamma olimpica consegnata a Mattarella al Quirinale

Video La lanterna che custodisce la fiamma olimpica delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina è stata consegnata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella Vetrata affacciata sul Cortile d’onore del Quirinale. A porgere il simbolo dei Giochi al capo dello Stato sono stati il presidente della Fondazione Milano-Cortina, Giovanni Malagò, e la tedofora Jasmine Paolini. Alla cerimonia erano presenti anche il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, i sindaci di Milano e Cortina, Giuseppe Sala e Gianpietro Ghedina, e l’amministratore delegato della Fondazione dei Giochi, Andrea Varnier.

Elicottero caduto in Valtellina: la testimonianza dei soccorritori

Video È morto uno dei quattro uomini a bordo dell'elicottero caduto questa mattina prima delle 9 in territorio comunale di Lanzada, in Valtellina. L'uomo era stato portato all'ospedale di Sondrio ma aveva già perso la vita a causa dell'impatto. Il deceduto sarebbe un operaio che era a bordo del velivolo per il sorvolo dell'area franata dove doveva lavorare assieme ai colleghi. Tra gli altri tre feriti c'è anche Maurizio Folini, pilota di 60 anni di Chiuro (Sondrio) che ha compiuto numerose operazioni di elisoccorso sull'Everest, che avrebbe riportato soltanto la lesione a una mano. Non sono gravi i tre uomini rimasti feriti nell'incidente. È stato invece portato con l'elisoccorso all'ospedale Papa Giovanni di Bergamo il terzo passeggero di 27 anni con traumi agli arti superiori e inferiori. Nessuno dei tre è in pericolo di vita. Le parole del Maresciallo Fabio Tronco, Vicecomandante della stazione di Sondrio, Soccorso Alpino e Guardia Di Finanza.

Milano Cortina 2026, l'arrivo della fiamma olimpica in Italia

Video La fiamma olimpica di Milano Cortina 2026 è arrivata giovedì pomeriggio a Roma. Una volta atterrati a Fiumicino, la campionessa del tennis Jasmine Paolini (medaglia d'oro a Parigi 2024 nel doppio femminile, con Sara Errani) e Giovanni Malagò (presidente della fondazione Milano Cortina) hanno portato la fiaccola a terra - e poi al Quirinale, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Ivrea, l'addio degli amici suonatori a Chacho Marchelli: la voce antica che aveva stregato il Canavese

Video Il Canavese piange uno dei suoi amici più sinceri, uno di quei musicisti che, pur non essendo nato qui, aveva scelto queste terre come una seconda casa dell’anima. Oggi alle 15 a Valmadonna (Alessandria) si sono celebrati i funerali di Vincenzo 'Chacho' Marchelli, voce storica della musica popolare piemontese, figura amatissima dal mondo del folk e presenza immancabile nei festival che animano le nostre valli.Chacho aveva un dono raro: cantare come si parla, parlare come si vive, vivere come si ama. La sua voce ruvida e calda era un abbraccio, un pezzo di terra, un ricordo che non si staccava più dalla pelle. Nel Canavese lo sapevano bene: per anni aveva calcato i palchi del Gran Bal Trad di Vialfrè, lasciando ogni volta il pubblico sospeso tra incanto e malinconia. Arrivava con passo quieto, la voce pronta, il sorriso di chi porta nel cuore un mondo intero, dall’Argentina della sua gioventù alle risaie piemontesi, dai piccoli circoli culturali ai festival che profumano di legno, danze e appartenenza.Era stato ospite anche di rassegne folk e celtiche del territorio, legando la sua storia a quella di tanti musicisti canavesani. Non importava dove cantasse: nelle piazze di Ivrea, sotto i tendoni del ballo, nei pomeriggi di festa tra gli stand artigiani, Chacho riusciva sempre a fermare il tempo. Bastava una strofa, un soffio di voce, e la gente si stringeva, ammutolita. 'Sembra che canti solo per te', dicevano in molti. Ed era vero: Chacho sapeva raggiungere l’intimità di ognuno pur cantando davanti a cento, mille persone.Non era solo un artista. Era memoria vivente: un ponte tra generazioni, tra i canti dei nonni e le urgenze del presente, tra il Piemonte più profondo e le radici lontane dell’America latina. Nei backstage dei festival raccontava storie di viaggio, di lavoro, di incontri, sempre con quella grazia che appartiene solo agli uomini semplici e grandi.Oggi il suo silenzio pesa. Pesa sulle colline, sulle notti d’estate del Gran Bal, sulle sale prova dove i più giovani gli rubavano trucchi e accenti. Pesa anche sulle comunità che ogni anno aspettavano di rivederlo, come un rito, come una certezza.Ma di Chacho resta molto più della nostalgia. Resta una voce che ha insegnato ad ascoltare. Resta un lascito di umanità, di ironia, di tenerezza, di verità senza filtri. Resta la capacità di ricordarci chi siamo quando cantiamo insieme.

Andrea Guasco