Salvini a Letta: "Pontida come l'Ungheria? Orban qualcuna la fa giusta e qualcuna la sbaglia"

Video "Quelli di sinistra hanno una passione per la geografia. Oggi è l'Ungheria, ieri la Russia, o la Finlandia. Sull'Ungheria io rispetto le scelte democratiche di tutti. Orban qualcuna la fa giusta, qualcuna la sbaglia". Con queste parole il leader della Lega, Matteo Salvini, durante il raduno a Pontida, ha risposto al segretario del Pd, Enrico Letta, che durante un evento aveva definito Monza una capitale d'Europa e Pontida una provincia dell'Ungheria. "Mi dicono che c’è Enrico Letta molto nervoso perché sta vedendo 100mlia persone a Pontida", ha detto ancora Salvini. "Gli mandiamo un bacione e, se viene, gli offriamo un panino con la salamella".

Edoardo Bianchi, Andrea Lattanzi

Pontida, Zaia corregge lo speaker dal palco: "Non si dice voto bulgaro, ma voto veneto"

Video Il governatore del Veneto, Luca Zaia, si è presentato sul palco di Pontida, a Bergamo, accompagnato dai suoi consiglieri che hanno srotolato una grande bandiera con il Leone di San Marco. Durante la sua presentazione, lo speaker dell’evento ha affermato che "Il presidente della regione veneta è stato eletto con il 77%, un risultato mai visto in nessuna regione, nemmeno in Bulgaria". Zaia, una volta salito sul palco, ha voluto evidenziare come non si dica voto bulgaro ma "voto veneto”.

Edoardo Bianchi, Andrea Lattanzi

Pontida, i dubbi dei militanti leghisti: "Salvini non è insostituibile" e "Roma è ancora ladrona, ma non si può dire più"

Video C'è chi propone di aprire un congresso dopo le elezioni, chi ipotizza una diarchia con Giorgetti e chi, senza farsi troppi problemi, vedrebbe bene al suo posto il governatore del Veneto Luca Zaia. La prima Pontida di campagna elettorale rivela qualche malumore per il segretario Matteo Salvini, sia da quella base storica e settentrionalista della fu Lega Nord, sia fra i militanti che sono entrati nel partito con la svolta nazionale del segretario. La più che concreta possibilità di subire un sorpasso, anche al Nord, da parte di Fratelli d'Italia, cosa avvenuta già parzialmente alle scorse amministrative, e la mancata concretizzazione dell'autonomia regionale stanno agitando la base leghista. "Il sogno della Lega è finito il 15 settembre del 1996 con la nostra Dichiarazione di indipendenza della Padania - prova a interpretare un militante - ma poi se governi con il Premier più centralista del mondo è ovvio che perdi consenso". Per molti la leadership di Salvini resta intoccabile, tant'è che il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari si spinge a dire che "sarebbe impossibile e irriconoscente pensare di mandar via Salvini con la vittoria del centrodestra alle elezioni". Però, tra folklore e pragmatismo, la data del 25 settembre preoccupa i leghisti di Pontida: "Le elezioni le vedremo col binocolo", ironizza un militante della prima ora. "Roma è ancora ladrona ma - gli fa eco un altro - qui non si può più dire perché al verde hanno sostituito il blu".

Andrea Lattanzi, Edoardo Bianchi