Salvini si aggrappa alla Lega del fare maxi-selfie a Pontida aspettando Bossi

il casoFrancesco Moscatelli / MILANOTutto è pronto per il maxi-selfie. Sul palco alto dodici metri e largo trenta ci saranno il segretario Matteo Salvini, i ministri (Giancarlo Giorgetti ha mal di schiena ma ha assicurato che parteciperà «a costo di presentarsi sulla sedia a rotelle»), i governatori, i sindaci e salvo imprevisti dell'ultimo minuto anche Umberto Bossi, dietro il popolo del «sacro pratone» (nonostante i 203 pullman messi a disposizione gratuitamente sarà difficile avvicinarsi al record di 80 mila persone del 2019), 38 gazebo e i manifesti con lo slogan «Credo nella Lega e nell'Italia». «Penso che Pontida sia la più grande iniziativa di massa e di popolo di questa campagna elettorale. E che sia promossa dalla Lega per me è fonte di gioia - dice Salvini, annunciando che l'appuntamento di oggi si chiuderà con una «sorpresa» -. Dopo tre anni di assenza per il Covid è bello ritrovarsi e riabbracciarsi da tutta Italia. Ci sono centinaia di pullman, sono organizzati treni, gente che arriva in aereo, autocolonne, colonne di biker e gente che arriva in bici. Sarà una bellissima giornata di sole, di politica, di amicizia». «Verrà valorizzata la Lega pragmatica, capace di passare dalle parole ai fatti e la sua classe dirigente. Una qualità che ci differenzia nettamente dagli altri», spiegano da via Bellerio. Tutti insieme, ancora una volta, perché i conti, se si faranno, si faranno dopo il 25 settembre, a urne chiuse. La Lega, la Lega di Matteo Salvini, ha bisogno di mostrarsi più compatta che può in questa ultima settimana pre-voto che più complicata non poteva essere. Ci sono le ombre russe, che nonostante le scuse pretese ieri davanti ai microfoni - «avete chiacchierato per settimane di fondi russi ai partiti italiani che non ci sono» - continuano a inseguire Salvini; c'è il mondo produttivo che grida a gran voce la sua rabbia nei confronti di chi ha fatto cadere il governo Draghi; c'è il Movimento Cinque Stelle che riguadagna terreno e che punta a superare la Lega nel bacino elettorale «populista», ma soprattutto c'è Giorgia Meloni che sogna il grande sorpasso al Nord e che ormai non perde occasione per mostrare tutta la sua insofferenza nei confronti dell'alleato. Costringendo lo stesso Salvini, sempre ieri, a ribadire quello che in teoria sarebbe scontato: «Il centrodestra è unito, compatto. Il programma è comune nel 99% dei casi. Poi la Lega è la Lega, per noi l'autonomia viene prima di altro, per noi mettere i soldi adesso per aiutare la gente a pagare le bollette è da fare, perché è debito buono». E ancora in serata: «Con Giorgia Meloni non c'è nessun dissapore». Insomma, nonostante tutti i chilometri macinati, per Salvini c'è poco da rilassarsi. E così la manifestazione di oggi nella bassa bergamasca si preannuncia l'apoteosi di quello che il segretario ha provato a fare nelle ultime settimane: riconquistare lo zoccolo duro dell'elettorato leghista, arginare la perdita di consenso. Così si spiega, ad esempio, la decisione di invitare personalmente Umberto Bossi, che proprio domani compirà 81 anni. La telefonata ufficiale è partita mercoledì, praticamente sul gong. E dopo giornate di riflessioni sul caso. Perché un conto è scandire il cognome del fondatore durante i comizi, un altro è avere quello che per molti leghisti continua a essere "il Capo" sul palco. Il calcolo costi-benefici è complicato. «Qualche tempo fa, in un sondaggio riservato, il brand Bossi è stato valutato al 4% - suggerisce maliziosamente un ex big del partito, che oggi si autodefinisce "leghista eretico" -. È solo per quello che l'hanno candidato ed è solo per quello che alla fine hanno deciso di chiamarlo». Poi c'è il precedente di cinque anni fa. Al Senatur fu impedito di parlare e lui si allontanò amareggiato dicendo davanti alle telecamere che quello era un «invito ad andare via dalla Lega». L'effetto boomerang è dietro l'angolo. Meglio sorridere, scattare il maxi-selfie, e non pensarci. --© RIPRODUZIONE RISERVATA