La vendetta della Russia Inondata la città di Zelensky

Velyka KomyshuvakhaLe rovine umane e materiali di Izyum liberata avevano fatto pensare di aver visto il peggio della guerra russo-ucraina, almeno sui fronti sud e orientale. Così come la controffensiva con cui le forze di Kiev hanno ripreso importanti porzioni di territorio tra Kharkiv e Donbass avevano fatto pensare che la guerra avesse preso la piega conclusiva. Abbagli. Izyum non è stato il fondo, è bastato spostarsi nei villaggi attorno allo snodo strategico appena riconquistato dopo oltre cinque mesi di occupazione delle truppe di Mosca (senza elettricità, gas e a volte acqua), per capire come dramma e disperazione, per chi abita in queste campagne, sono solo all'inizio. Entrando (a piedi) a Velyka Komyshuvakha lo spettacolo è straziante. Nulla è più integro, anche le bestie randagie che circolano in cerca di prede sono menomate. I missili Grad piantati nel terreno superano di gran lunga alberi e piante rimasti in piedi. Il manto stradale è un impasto di bossoli e frammenti di obici uniti a detriti e sporcizia. Non c'è un tetto integro, un muro senza un buco di artiglieria, una cancellata che si regga in piedi da sola, non c'è nemmeno una cuccia o un pollaio che non portino tracce di morte. Inquietante solo pensare a quello che nascondono i pochi ruderi non rasi al suolo, accedervi è una follia, una roulette russa di mine. Il villaggio, uno dei tanti che si estendono ad ovest di Izyum, è ancora più sfortunato, perché i due ponti di accesso e di uscita sono stati bombardati. «Sono stati gli ucraini, per impedire ai russi di avanzare con i carri», racconta Yuri mentre accompagna una parente nel villaggio per la prima volta dopo mesi.Per tutta risposta le truppe di Vladimir Putin hanno bombardato e poi attraversato il fiume guadando per setacciare le abitazioni e interrogare i pochi anziani rimasti. «Non sono stati cattivi, cercavamo una posizione dei nostri militari, ma io sono un povero vecchio, cosa potevano pretendere da me», racconta Oleksandr, sulla bicicletta ha alcune sporte con poche cose che hanno portato gli aiuti umanitari. Lui è uno dei pochissimi anziani restati sotto occupazione. Velyka è infatti rimasta irreversibilmente orfana della sua gente a metà aprile, se ne sono andati quasi tutti, ora alcuni sono tornati, ma solo per riprendere le proprie cose nelle rare abitazioni rimaste in piedi, e poi via di nuovo per sempre forse. Alle macerie infatti si aggiunge un altro dramma, le acque dai tanti bacini naturali circostanti possono ingrossarsi con l'arrivo della stagione delle piogge creando inondazioni a causa degli argini distrutti, ingoiando tutto quel poco che rimane, rovine e ricordi. E così una risorsa, la fonte di vita in assoluto, rischia di trasformarsi nel nuovo nemico di queste zone dell'Ucraina, condannate dalla natura oltre che dal conflitto. Così come a essere condannati sono stati i villaggi attorno alla diga nei pressi Kryvi Rih, città nel sud del Paese bombardata a più riprese nella giornata di ieri dai russi per arginare l'avanzata ucraina.I raid sulla diga hanno provocato lo straripamento del fiume Inhulets e l'allagamento dei villaggi circostanti. Il capo dell'amministrazione militare della città Oleksandr Vilkul, che giorni fa aveva chiesto agli abitanti delle zone a rischio di lasciare le proprie case in vista di possibili attacchi, riferisce che «112 edifici sono stati inondati» ma i lavori per riparare la diga sono scattati subito e il livello dell'acqua è già tornato a diminuire. La città, che ha dato i natali al presidente Volodymyr Zelensky, è un importante centro minerario e siderurgico la cui produzione è stata convertita per andare incontro alle necessità belliche. «La Russia ha commesso un altro atto terroristico. Hanno colpito una struttura idrotecnica molto grande, il tentativo è quello di spazzare via una parte della nostra città», tuona Vilkul il quale ricorda come la città si trovi non lontana dalla zona di occupazione russa di Zaporizhzhia. E proprio dalla regione, che ospita la nota centrale nucleare, gli occupanti hanno ritirato personale ed equipaggiamenti da molti villaggi e città più vicini alla linea di contatto. Una manovra in linea col cambio di passo compiuto da Mosca dinanzi alla veloce controffensiva di Kiev, che vede una riduzione del confronto sul terreno per prendere invece di mira infrastrutture attraverso l'uso di missilistica e aviazione. Un nuovo guizzo, disperato per alcuni, con cui il Cremlino ha voluto mettere in chiaro che il conflitto non è affatto terminato. Piuttosto prosegue sotto una nuova veste inaugurando la sua terza fase.E sul tema interviene Zelensky nella conferenza stampa a Kiev per la terza visita di Ursula von der Leyen: «La difesa aerea e la difesa antimissilistica sono una priorità per noi», per la fornitura «sono in contatto con Germania, Italia e Francia, non avuto reazioni positive da Israele e siamo ancora in attesa degli Stati Uniti». La presidente della Commissione ha sollecitato ancora una volta i Paesi Ue a continuare a fornire armi a Kiev: «È assolutamente vitale e necessario sostenere l'Ucraina con l'equipaggiamento militare di cui ha bisogno per difendersi e ha dimostrato di essere in grado di farlo se ben equipaggiata». La Commissione europea ha stanziato inoltre altri 150 milioni di euro per aiutare gli sfollati interni in Ucraina a trovare riparo in vista dell'inverno. E ulteriori 100 milioni per la ricostruzione e la riparazione delle scuole danneggiate durante l'invasione. «Il futuro inizia da bambini e istruzione», chiosa la presidente secondo cui «una questione molto importante è la ricostruzione a medio e lungo termine». Parole che stridono con la disperazione di Velyka Komyshuvakha. --© RIPRODUZIONE RISERVATA