Rino Cadamuro, l'uomo che sussurrava ai vigneti «La mia vita tra filari e filò»

il protagonista«Quand'ero piccolo, la vendemmia era tutta un'altra cosa. L'uva veniva raccolta a mano e portata alle cantine sui carri trainati da buoi». Rino Cadamuro, classe 1943, 77 anni compiuti, di Stabiuzzo di Cimadolmo è "l'uomo che sussurrava alle vigne". Per 46 anni ininterrotti, dal 1974, è stato nel consiglio direttivo della Cantina di Ormelle e negli ultimi 12 anni ne è stato il presidente. Ha vissuto in prima persona l'evoluzione del settore vitivinicolo locale, ne è stato testimone e protagonista allo stesso tempo. «Sono il decimo di 15 fratelli e la vendemmia era una festa, ci si aiutava tutti quanti. Avevamo anche appezzamenti oltre il Piave e per coltivarli, dovevamo caricare l'attrezzatura sul traghetto, sfidando le correnti impetuose del Piave. I primi trattori dalle nostre parti comparvero alla fine degli anni Cinquanta: erano il Fiat 18 e il Fiat 25. Proprio nel 1958, per opera di 5 soci fondatori, venne fondata la cantina di Ormelle» spiega Rino Cadamuro. Fu un'occasione per unire le forze. «La cantina sorse per dare alle famiglie più opportunità, perché un chilo d'uva aveva un costo pari a un uovo o a un'ombra di vino in osteria. Ora un chilo di uva glera è pagata tre volte in più delle altre qualità di uve meno pregiate. Non c'è paragone». La corsa all'oro chiamato Prosecco è stata un continuo crescendo nell'ultimo decennio. Ma non mancano i ricordi dei tempi che furono. «Una volta per vivere ci si aiutava tutti insieme. In campagna eravamo una famiglia. D'inverno ci si ritrovava nelle stalle a fare filò. Le piante di viti si "sposavano" con quelle di gelso, le cui foglie nutrivano i bachi da seta. Con la vendita dei bozzoli si pagavano infatti le spese necessarie per la coltivazione della vite. Negli anni Ottanta, è scomparso quasi completamente l'allevamento dei bachi. E poi, tutto è cambiato. È arrivata la meccanizzazione. Tra qualche anno ormai tutti i vigneti avranno la vendemmia meccanizzata. Ora c'è più benessere, ma di sera ci si chiude in casa e c'è più solitudine». La vendemmia migliore è stata quella del 1993. «Mentre non ho ricordi di una vendemmia peggiore. La grandine c'è stata qualche volta, ma dalle nostre parti non ha mai fatto grossi danni» aggiunge Cadamuro. Da quel lontano 1958, quando fu fondata, la Cooperativa sociale di Ormelle raggruppa 404 soci che lavorano 1.100 ettari di vigneti distribuiti nei comuni di Ormelle, San Polo, Cimadolmo, Oderzo, Ponte di Piave, Vazzola, Maserada sul Piave, Ponte di Piave e Mareno di Piave. La produzione media annua sfiora i 190 mila quintali di uve raccolte nel territorio denominato della Doc Piave, dove primeggiano qualità come Prosecco Coc, Chardonnay e Pinot bianco, ma dove sono molto ricercati anche i rossi come Pinot nero, Raboso Piave, Merlot, Cabernet, mentre da poco è stata introdotta anche la vinificazione del Prosecco rosato. Domani alle 19 nella Casa Vittoria a San Polo, ci sarà il passaggio di consegne tra Rino Cadamuro e il neoeletto presidente Dario Toffoli di Negrisia, che reggerà il cda della cantina Ormelle per i prossimi anni affiancato dal vicepresidente Fernando Rivaben. --Alessandro Viezzer© RIPRODUZIONE RISERVATA