«Magnar Ben» la guida che premia il valore della terra

Attenta alla filiera corta, impegnata a premiare cuochi rispettosi della materia prima di qualità, pronta a valorizzare piccoli produttori e artigiani locali. L'agroalimentare d'eccellenza e le sue mille articolazioni, dal campo al piatto, passando per la cucina, è l'universo raccontato nelle 610 pagine della 22esima edizione della Guida Magnar Ben Best Gourmet 2018 per Club Magnar Ben Editore, che ha incoronato gli ambasciatori della buona tavola nel territorio dell'Alpe Adria. Un dizionario approfondito con schede, recensioni, degustazioni sensoriali abbinate ai prestigiosi riconoscimenti consegnati ai cuochi che hanno saputo valorizzare al meglio gli ingredienti. Tra loro il trevigiano Tino Vettorello, insignito con il titolo di "Red carpet chef" in quanto chef ufficiale alla Mostra del cinema di Venezia. «Abbiamo premiato lo chef Vettorello per la sua capacità di divulgare la cucina veneta in un panorama artistico e internazionale qual è la kermesse veneziana, ma abbiamo anche assegnato numerosi attestati ad alcuni piccoli produttori locali della Marca, come lo spettacolare panificio del maestro Adriano Bottecchia che fa un pane meraviglioso a Revine Lago. La nostra guida compie ventidue anni e nel tempo è diventata una pubblicazione internazionale che abbraccia il territorio a cavallo tra Alpi, mare Adriatico, e pianura veneta, friulana e lombarda, per parlare delle migliori cucine, ma anche vini e prodotti di questa macroregione» sottolinea l'editore enogastronomo Maurizio Potocnik, fondatore della guida.Nella classifica dei 30 migliori ristoranti trevigiani salgono sul podio La Corte di Follina, il Gellius di Oderzo e le Marcandole di Salgareda. «La particolarità della nostra guida è nell'essere fatta da persone conosciute. I nostri esperti non arrivano mai al ristorante di sorpresa, i ristoratori ci conoscono e interagiscono con noi per raccontarci la loro storia, diversamente da quanto fanno le guide nazionali. Ritengo che questo approccio sia un punto di forza. Il ristorante decide un menù e noi crediamo nel valore di parlare con il ristoratore per capire le sue scelte in cucina e la sua narrazione. I nomi premiati rappresentano quindi la migliore esperienza» spiega Potocnik. Quest'anno la partecipazione è stata importate con oltre 400 ristoranti recensiti, 80 vini da collezione e 60 prodotti d'autore. «C'è un'evoluzione corretta del settore food, sempre di più si sta comprendendo il valore etimologico della parola ristoratore, non è un lavoro bensì una missione. Non basta la tavola apparecchiata dove si vendono i piatti, la ristorazione è un volano per il territorio, anche a livello di microproduzioni. Il galletto buono della piccola fattoria è sinonimo di valore, i grandi chef sono tra i primi ad aver capito l'importanza del prodotto che implica un'attenta ricerca» evidenzia Potocnik.A contrassegnare le eccellenze del territorio della Marca la serie dei vini da collezione della Marca: le "bollicine" di Cartizze Arzana di Astoria e Le Colture di Santo Stefano, il Grave di Stecca Brut di Nino Franco, il Vecchie Viti di Ruggeri, il metodo classico Opera Riserva Amalia Moretti, il Boschera magnum di Alessandro Winkler , le Viti di San Mor di Fabio Zardetto. Tra i grandi rossi lo Stefen 1624 del 2011 di De Stefani, il Gelsaia di Giorgio Cecchetto 2011, l'Amarone della Valpolicella 2013 di Giusti Wine (Montello), il Capo di Stato di Loredan Gasparini 2009. «Di riflesso assistiamo a uno sviluppo della carta dei vini, non solo tra i ristoranti blasonati ma anche nelle piccole trattorie. Ci troviamo sul binario giusto, il vino deve stare insieme a un buon piatto per regalare una buona esperienza a tavola. Anche la provincia di Treviso, prima rimasta un po' aggrappata a vecchie filosofie, si sta sviluppando in questa direzione» aggiunge Potocnik. Dal vitigno alle altre colture che caratterizzano il Trevigiano. La guida consacra il paziente lavoro della terra, fatto seguendo il ritmo delle lune e delle stagioni: il "Pane Coraggioso" e la farina integrale di Oasi Rachello, entrambi prodotti a Roncade, il maestro panificatore Bottecchia di Revine Lago, l'olio extravergine dell'Antica Quercia di Scomigo, il formaggio Medievale della latteria Perenzin di San Pietro di Feletto e tra i gelati la cassata firmata da Roberto Agnoli della gelateria Ai Giardini di Vittorio Veneto. «La cucina - conclude Potocnik- non è fatta solo di piatti, deve regalare sensazioni e ricordi, chi si siede a tavola deve portare a casa un'emozione. Questo fa la differenza».Valentina Calzavara